lunedì 30 ottobre 2006

Miami Vice

Autore: Lorenzo Riccò

Regia di Michael Mann
con Colin Farrell, Jamie Foxx, Gong Li, Naomie Harris, Ciarán Hinds.
Genere Thriller
produzione USA 2006
Durata 134 minuti circa

I due detective James “Sonny” Crockett (Colin Farrell) e Ricardo “Rico” Tubbs (Jamie Foxx), sono sorpresi all’ inizio del film nel pieno di un’ operazione anti-gang, li troviamo elegantissimi e spavaldi all’ interno di una discoteca alla moda, dove impazza una musica degna dello stile dei fratelli Vanzina. Subito dopo escono dalla discoteca sfrecciando in Ferrari (evidentemente la polizia americana non ha problemi di budget) e saranno coinvolti in un caso di narcotraffico internazionale con un’ imprecisata banda “Per la supremazia ariana”che farà capo però, ai soliti cattivissimi colombiani. I due si mettono all’ opera sotto copertura con i nomi di Sonny Burnett e Rico Cooper, piloti di offshore e contrabbandieri al servizio di Arcángel de Jesús Montoya. Ma il gioco naturalmente si fa sempre più pericoloso: “quei due sono troppo bravi per essere puliti”, soprattutto quando entreranno in gioco gli affetti personali, la ragazza di Rico e la segretaria del boss, Isabella (Gong Li, conosciuta all’ occidente nei film di Wong Kar Wai, ma soprattutto in “Memorie di una Geisha”) della quale si innamorerà Sonny.
Più volte sono rimasto a bocca aperta davanti allo schermo che mi presentava una straordinaria inquadratura di un’ insolita Miami in tempesta, o davanti ad una sapiente inquadratura; ma non mi ricordo chi, diceva che quando si arriva a dire: “ Dai, almeno c’ era una bella fotografia”, il film non è riuscito, e si cerca di salvarlo in calcio d’ angolo. Era grande l’ attesa intorno al film di Micheal Mann, al remake della nota serie anni ’80, di cui era stato ideatore e produttore, si vociferava intorno a interminabili tempi di lavorazione, a improvvisi licenziamenti, ad un’ opera colossale. Mi duole ammetterlo ma purtroppo non è stato così. Si storce la bocca fin dalla prima inquadratura, dove il tasso di “tamarraggine" schizza subito alle stelle, ma ti convinci di stare al gioco, di affidarti alle sapienti mani di Micheal Mann, di digerire una pessima colonna sonora, come pochi sfortunati orecchi finora avevano ascoltato, e di vedere se tutto questo sfocerà in un’ opera solida, degna del suo precedente lavoro “Collateral” o meglio ancora di “Heat-la sfida”. Purtroppo anche i dialoghi non sono da meno, i due parlano quasi sempre al cellulare e usano frasi d’ effetto come neanche due sbirri infiltrati tra i colombiani possono permettersi. La sceneggiatura è sicuramente ben studiata, ma stenta a spiccare il volo, appesantita da due storie d’ amore (ricordiamoci che i nostri lavorano in coppia), così a farne le spese risulta la caratterizzazione dei personaggi, data per scontata all’ inizio, poichè vengono pescati a lavoro già iniziato ed affidata a delle piccole interruzioni dell’ azione in cui il regista inquadra per qualche secondo il loro volto che indugia sull’ oceano o su altri particolari introspettivi; molto bello veramente, ma troppo breve per essere delle pennellate d’ autore. A questo punto lo spettatore si aspetta delle pisolate come Dio comanda, ma ahimè, bisognerà attendere la scena finale.
In conclusione vorrei scrivere una riga anche per Colin Farrell, il quale in questi ultimi anni ha interpretato film che hanno deluso le aspettative: “Alexander” di Oliver Stone, “New World” di Malick e adesso “Miami Vice”. Ragazzo sfortunato o qualcosa di più?
Ah già, dimenticavo il must del film: andare a prendersi il mojito all’ Havana partendo da Miami, di notte e naturalmente con un motoscafo da competizione.

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