lunedì 2 ottobre 2006

Kenneth Anger: Intervista esclusiva

Autore: Lorenzo Riccò

Qui al Lucca Film Festival è giunto il momento di Kenneth Anger, maestro dell’ underground americano, il quale presenta il suo ultimo lavoro del 2004, “Mouse Heaven”. La sera prima avevamo visto un’ esauriente retrospettiva dei suoi film: “Fireworks”, “Rabbit’s Moon”, “Scorpio Rising” ecc. Bene, “Mouse Heaven” è un cortometraggio a colori, con protagonista Mickey Mouse, inquadrato da diverse angolazioni, in una danza dove sullo sfondo si trovano spesso colori “pop”, violenti e monocromi. La musica è dissonante rispetto alle immagini e contribuisce a dare un tono “oscuro” a topolino. Il montaggio è veloce, un lavoro prettamente underground, anni ’60, dove si riesce a intuire quanto la videomusic sia in debito stilistico con questo regista e con il cinema underground in generale (se vuoi saperne di più leggi l’ articolo “Underground is…”) . Abbiamo intervistato in esclusiva Anger (vedi sotto) e ci ha spiegato che per la realizzazione del film ha attinto alla più grande collezione di giocattoli della Disney, appartenente a un privato di New York, maggiore addirittura a quella ufficiale della Disney stessa. Dopo la sua ultima fatica, è stato il turno di “Raimbow on the river”, film del 1936 di Kurt Neumann, selezionato dallo stesso Anger, il quale ha motivato la sua scelta per il fatto che compare come protagonista “l’ unico ragazzo baritono di Hollywood”, peraltro suo amico d’ infanzia. E’ un’ opera questa assolutamente datata e retorica che narra la storia di un ragazzo del sud statunitense, cresciuto con una vecchia badante di colore. Risulta invece interessante e divertente per la costruzione in un ambiente di contrapposizione fra i sudisti che colgono i fiori e cantano felicemente e i nordisti viziati e tirchi, “gli yankee”.
Ma adesso leggiamoci una breve intervista a Kenneth Anger, il quale ci chiarisce alcuni passaggi fondamentali della sua opera.

4rum: Per prima cosa volevo farle i complimenti per il suo ultimo lavoro, “Mouse heaven”.
Kenneth Anger: Grazie, grazie mille.

4rum: Come le è venuta l’ idea del film? Si nota quasi un lato oscuro…Ha mai avuto paura di Mickey Mouse?
Kenneth Anger: Ah ah, quando ero bambino ero affascinato da Mickey Mouse, però non avevo paura, lo consideravo piuttosto un demone. Comunque no, non avevo paura.

4rum: Un demone?!
Kenneth Anger: Sì, c’ era un piccolo demonio arzillo che combinava tanti guai e assomigliava al primo Mickey Mouse. Successivamente la Disney cambiò gli occhi, facendoli assomigliare a quelli di un bambino, ma prima erano un cerchio nero con uno spicchio bianco. Quando ero piccolo avevo un giocattolo di Topolino sempre sopra il mio letto, mi era stato regalato da mia nonna; ma un giorno mia sorella maggiore lo buttò via, dicendomi che ero troppo grande per queste cose. Non lo ritrovai più.

4rum: Quale rapporto ha la musica con questo film, ma anche nel suo lavoro più in generale?
Kenneth Anger: I miei film sono silenziosi, non ci sono dialoghi, tuttavia ho sempre avuto la musica nella mia testa e la sceglievo dalla “pop culture”. L’ ho sempre usata in tono ironico, per aggiungere un commento. Anche in “Mouse heaven” non ho scelto la musica originale, ma la mia musica. Non ho voluto neanche usare la voce squillante di Topolino, ma ne ho usata una più bassa, per dargli un tono da “macho”. I giocattoli e gli oggetti presenti nel film, mi sono stati prestati da un mio amico, Mr. Melbourne e sua moglie, che possiedono un’ enorme collezione a New York, migliore di quella della Disney stessa.

4rum: La sua opera pare fuori da ogni schema, ma c’ è un regista che l’ ha influenzata particolarmente?
Kenneth Anger: Uno solo? Direi Sergej Eisenstein, per il suo grande spirito dinamico, per le innovazioni sul montaggio, per la sua capacità di far “cantare” un pezzo. Mi piacciono però, anche i grandi registi italiani.

4rum: Bene, un’ ultima domanda; com’ è fare cinema dopo più di quarant’ anni?
Kenneth Anger: Bè, in effetti sono tanti, ma spero di girare ancora molti film. Non sono stanco. Continuo a lavorare con il 16mm, ma il montaggio lo faccio in digitale. Non conto gli anni, anche se spero di girare per altri quaranta. Questo, probabilmente sarà impossibile, ma continuerò a fare quello che amo.

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