domenica 1 ottobre 2006

Gostanza da Libbiano

Autore: Diego Simini, Direttore Responsabile 4rum.it

Regia
Paolo Benvenuti
Cast
Lucia Poli, Renzo Cerrato, Lele Biagi, Teresa Soldaini, Valentino Davanzati, Paolo Spaziani, Nadia Capocchini
Sceneggiatura
Stefano Bacci, Paolo Benvenuti, Mario Cereghino
Data di uscita
2000
Genere
Drammatico

Nel ricco programma del Lucca Film Festival, un interessante momento è stata la proiezione di “Gostanza da Libiano” uno degli ultimi film di Paolo Benvenuti. Questo cineasta pisano, la cui filmografia è fatta di non numerose ma tutte molto cesellate pellicole (“Il bacio di Giuda”, 1987; “Confortorio”, 1992; “Gostanza…” 1999; “Tiburzi” e il più recente e scottante “Segreti di Stato”), si sofferma in quest’opera su un episodio abbastanza inconsueto sotto la plumbea cappa della Controriforma: l’assoluzione di una donna, pur in presenza di abbondanti particolari circa il suo essere strega. Con la sua abituale maestria nel comporre l’immagine e il montaggio delle immagini, Benvenuti fa vedere anche in questo caso come un meccanismo spietato travolge le persone: l’assioma della presenza del Maligno sulla terra e delle sue serve, le streghe appunto, condiziona i rapporti umani e sociali di una piccola comunità. Chiunque, soprattutto se donna, cerca di lenire le sofferenze altrui, individua negli elementi naturali le sostanze che possono migliorare la vita, è subito sospettato di intrattenere rapporti con il diavolo, personificazione del male in terra, da combattere in tutti i modi, compreso lo strazio e la distruzione di corpi.
Ecco allora che sguardo di Benvenuti si posa sulla carne di Gostanza (una splendida Lucia Poli), che decide di inventarsi le partecipazioni al sabba, di descrivere minuziosamente le sembianze del diavolo, sperando così di evitare la tortura a cui è stata sottoposta e di ottenere una morte veloce.
L’intervento di un inquisitore meno ingenuo degli altri svela il trucco e così la donna viene assolta, ma annullata in quanto “medica” ed esiliata dalla sua terra. Negato quindi il rapporto diabolico, che avrebbe implicato il riconoscimento della sua potenza, ma punita lo stesso la donna, seppur lasciata in vita. Ancora una volta, un ingranaggio perverso schiaccia la persona, distrugge le aspirazioni soggettive, come nel “Bacio di Giuda” in cui un Gesù privo di certezze ma portatore di domande, di dubbi, viene schiacciato da un potere che si basa su certezze indiscutibili.
Immagini cesellate, tempi lenti per consentire di assaporarne la profonda bellezza e per riflettere sul contenuto di parole, spesso dure come la pietra.
Peccato che il proiettore DVD dell’auditorium S. Girolamo non rendesse giustizia a un bianco e nero pieno di suggestioni artistiche.

0 commenti: