domenica 1 ottobre 2006

The Firm

Di Alan Clarke. Con Gary Oldman e Leslie Manville. Col., 90’. UK 1988.

Bex (Oldman) è un agente immobiliare con moglie e figlio, apparentemente un normalissimo esponente della classe media inglese, ma nasconde un segreto: egli è capo di una banda di feroci hooligans, in lotta con altri gruppuscoli per una non meglio precisata legittimazione a “tenere alta la bandiera”. “The firm” racconta il dilagare dello scontro tra Bex e due altri capi-tifoseria: si parte da semplici gesti goliardici per arrivare ad efferati pestaggi, fino ad un tragico epilogo.
Grande pregio di “The Firm” è quello di smentire molti stereotipi sugli hooligans, spesso dipinti come individui emarginati in cerca di un qualche riconoscimento sociale: al contrario, Bex è persona perfettamente integrata nel tessuto della vita associata, che compie una radicale scelta di violenza senza alcuna apparente ragione. E’ proprio qui la forza di questa piccola “Arancia meccanica della domenica pomeriggio”: Clarke evita di fornire una qualsivoglia spiegazione e si limita a rappresentare oggettivamente la brutalità cieca di questi individui, con uno stile che sul finale diventa apertamente documentaristico. Proprio per questa totale assenza di giustificazione, la narrazione risulta particolarmente disturbante e lascia libero lo spettatore di trarre le proprie conclusioni.
In un certo senso, la violenza tra tifosi diventa metafora ed epifenomeno di un meccanismo di prevaricazione che permea tutti quanti i rapporti sociali: di questa dinamica sono vittime tanto i membri della banda di Bex (uomini spesso più poveri e meno determinati di lui) quanto la stessa famiglia del protagonista (emblematica la scena in cui il bambino si ferisce accidentalmente con un temperino del padre).
Tutto ruota attorno al personaggio di Gary Oldman, che va incontro al proprio destino di violenza in modo assolutamente cieco, irrazionale ed incondizionato. E’ proprio nell’esplicita rinuncia ad ogni possibilità di redenzione che si cela la forza drammatica di Bex, che finirà per diventare, agli occhi dei suoi “amici”, una sorta di eroe-martire postmoderno, simbolo definitivo di una completa perdita di significato.
E’ un vero peccato che un grande cineasta come Clarke non abbia mai trovato in Italia il meritato riconoscimento. Appare quindi del tutto opportuna la scelta del Lucca Film Festival di dedicare un ciclo di proiezioni all’opera del regista. Vista l’entusiastica risposta da parte del pubblico della rassegna, la domanda non può essere elusa: quale logica si cela dietro a certe scelte di distribuzione cinematografica?

1 commenti:

Anonimo ha detto...

E' da tempo che sto cercando questo film, ma l'ho trovato solo su Emule in lingua originale.
Dove posso trovare la versione italiana???
Se qualcuno lo sapesse, scrivete una mail a albertomarzaro@virgilio.it
Grazie!