domenica 1 ottobre 2006

Detour - Deviazione per l'inferno

Titolo Originale: DETOUR
Regia: Edgar G.Ulmer
Interpreti: Tom Neal, Ann Savage
Durata: h 1.07
Nazionalità: USA 1945
Genere: noir

Una delle iniziative più interessanti del Lucca Film Festival, è senza dubbio, la possibilità data ad alcuni dei registi ospiti dell’evento, di scegliere una serie di film che negli anni hanno contribuito alla loro formazione artistica.
Tra i molti titoli assolutamente imperdibili, spicca Detour-Deviazione per l’inferno, (scelto da Kenneth Anger) uno dei Noir più rappresentativi del genere, e vera e propria bandiera del cinema a basso costo.
Raccontato a posteriori dalla voce fuori campo piatta e depressa tipica del Noir, il film ripercorre tramite l’uso del flash back, i tragici eventi che in poco tempo hanno mutato le sorti del protagonista Al Roberts.
La prima scena si apre in una tavola calda, seduto al bancone, con la barba incolta e un‘ aria sconvolta, Roberts sta fissando il suo caffè; ad un tratto, una canzone proveniente dal jukebox, fa scattare una scintilla dentro di lui. Seguito da una dissolvenza simile ad un quadro impressionista, prende il sopravvento sul racconto, il pesante fardello del ricordo. Tutto era iniziato in un locale dove Al suonava il pianoforte, ad accompagnarlo, la voce della donna amata con la quale voleva sposarsi appena possibile. Usciti in strada, la donna confessa al compagno il suo desiderio di cercare la popolarità altrove, dicendo che al più presto sarebbe partita per Hollywood. Lei parte, ma dopo un breve periodo di attesa, Roberts decide di raggiungerla in auto stop; riceve un passaggio da Haskell, un losco individuo che non promette niente di buono, ma comunque socievole.
Durante il viaggio, il misterioso personaggio, parla di una donna con la quale ha avuto una lite, e mostra a Roberts i graffi che lei ha lasciato sulla sua mano; un segno indelebile che preannuncia un pericolo in agguato per il protagonista.
Il destino infatti non si fa aspettare, e inspigabilmente accade l’incredibile: aprendo la portiera di Haskell, che da qualche ora si stava riposando, Al si accorge che l’uomo è morto; preso dal panico e sicuro di non poter provare la sua innocenza, prende i vestiti, la macchina e i documenti del deceduto e scappa.
Durante il tragitto, Roberts offre a sua volta un passaggio ad un attraente ragazza, che però si rivela essere la stessa incontrata da Haskell, al quale aveva inferto i graffi. Ormai smascherato, Al è sotto il controllo di questa Femme Fatal, che astuta lo ricatta, innescando un rapporto morboso e ambiguo che finirà col provocare la morte di lei.
Tutto è contro il protagonista, il quale subisce passivo gli atroci scherzi del destino; adesso sulla sua strada ci sono due cadaveri, e ancora lui non riesce a capire come tutto questo sia potuto accadere. Anche il secondo tragico evento infatti, si compie contro il suo volere, ma accidentalmente per mano sua: durante un litigio, la donna si chiude in una stanza del motel con il telefono per chiamare la polizia; per impedirle di farlo scoprire, Al cerca di strappare con tutta la sua forza il cavo del telefono, che inavvertitamente si avvinghia al collo della vittima ubriaca; essendo chiuso in un’altra stanza, il protagonista non si accorge di niente e finisce per strangolarla.
Con questa fantastica scena si conclude il percorso del protagonista, che ancora una volta si piega alle “scelte” ineluttabili del destino, portandolo alla rassegnata consapevolezza di un futuro incerto, segnato dalla sofferenza.
Un capolavoro assoluto della storia del cinema, non solo per le sue ambientazioni lugubri, immerse in una nebbia surreale nella quale non si scorge nulla se non la rappresentazione quasi allegorica dell’io confuso dei protagonisti, ma soprattutto per la potenza di un racconto sulla fragilità dell’esistenza, in una visione kafkiana di una vita sull’orlo del baratro priva di una stabilità impossibile da raggiungere.

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