domenica 17 settembre 2006

Violent femmes: s/t

La storia del rock è stracolma di gente che ha avuto troppo successo senza meritarlo, e di artisti che non hanno goduto del successo che avrebbero meritato. 4rum prova, nel suo piccolo, a “fare giustizia”, proponendovi la riscoperta dell’album di esordio degli originalissimi Violent Femmes.
Siamo nel 1983: la violenza del punk sta cedendo il posto ad una musica nuova, artificiale, oscura, ricercata: la new wave. All’epoca, per quanto assurdo possa sembrare, per essere dei tipi “giusti” vi dovevate mettere il rossetto rosso e ballare barcollando come se aveste il mal di pancia, e magari armeggiare coi sintetizzatori e vestirvi da becchino. Insomma, una cosa a metà tra un postribolo della Londra vittoriana, “Spazio 1999” e un reparto di gastroenterologia. Ora, invece, immaginatevi tre ragazzi che abitano a Milwakee (lontano anni luce da tutto ciò che è “moda”), si vestono come normalissimi liceali e suonano agli angoli delle strade, con attitudine punk ma con strumenti rigorosamente acustici. E raccontano storie che più semplici non si può: un amore che finisce, salire sull’autobus senza abbonamento, una ragazza della scuola che non ti vuole rivolgere la parola. Che palle, direte voi. E invece, diamogli una possibilità.
“Diamogli una possibilità”, avrà pensato il padre di Victor De Lorenzo, batterista della band, mentre prestava al figlio il denaro necessario per incidere un rudimentale demo. A volte, la fiducia viene ripagata. Di certo, il signor De Lorenzo non immaginava che quel suo generoso regalo al figlio si sarebbe tradotto in uno degli album indie più interessanti degli ultimi venticinque anni. “Violent Femmes” è un disco furente e dolcissimo al tempo stesso, capace di alternare la velocità di “Blister in the sun” o “Prove my love” all’ironia di “Please do not go” alla struggente nostalgia di “Good feeling”. Disco innovativo ma al tempo stesso ricercatamente classico, “Violent Femmes” inizia entrambi i lati con canzoni molto rapide ed orecchiabili e li termina con pezzi più lenti e sognanti, proprio come si faceva nei primi 33 giri pop degli anni ’60. Il risultato è un sound altamente originale ma al tempo stesso maturo, ruvido ma senza sperimentalismi esasperati.
Non fatevi ingannare dalla predominanza degli strumenti acustici e dalle imperfezioni della registrazione: questo è un album tutt’altro che accomodante. Al contrario, il passaggio da momenti sussurrati e placidi a esplosioni di velocità e ritmo (tratto tipico della band) crea un effetto decisamente “pesante”, senza dover ricorrere a elettricità o distorsioni.
“Diamogli una possibilità” l’avrà pensato anche James Honeyman-Scott dei Pretenders, che notò gli sconosciuti Femmes in una loro tipica esibizione da marciapiede e chiese loro: “Volete aprire il nostro concerto di stasera?”. Il resto è storia: i Violent Femmes, con quel loro strano nome che cita una marca di assorbenti, sono diventati un gruppo fondamentale del panorama underground dell’epoca.
Sta a voi, oggi, riscoprirli. Il catalogo è stato intelligentemente ristampato e l’omonimo disco d’esordio è, probabilmente, il miglior biglietto da visita della formazione.


Tracklist

1. Blister in the sun
2. Kiss off
3. Please do not go
4. Add it up
5. Confessions
6. Prove my love
7. Promise
8. To the kill
9. Gone daddy gone
10. Good feeling

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