mercoledì 20 settembre 2006

Superman returns

Autore: Yuri Monti

Regia: Bryan Singer
Attori: Brandon Routh, Kate Bosworth, Kevin Spacey, James Marsden
Sceneggiatura: Michael Dougherty, Dan Harris
Produttori: Gilbert Adler, John Peters
Prodotto da Warner Bros. Pictures, DC Comics, Legendary Pictures

Nonostante abbia già alle spalle due buone pellicole supereroistiche come “X-Men” e “X-Men 2”, Bryan Singer stavolta ha deluso. Quella che doveva essere la pellicola del rilancio della figura dell'Uomo d'acciaio (che mancava dal grande schermo ormai dal 1987, anno di “Superman IV”), si rivela invece un film infarcito di effetti speciali, ma piatto ed estremamente prevedibile. Dopo 5 anni di lontananza, Superman torna sul pianeta Terra, pronto ad affrontare nuove sfide: reinserire il suo alter ego Clark Kent nella vita svolta fino alla sua partenza per Krypton; ricucire il suo rapporto con l'amata Lois Lane, che durante la sua assenza ha trovato un nuovo compagno (e non solo); contrastare l'eterno nemico Lex Luthor, che è riuscito a carpire uno dei segreti dello stesso Superman ed è pronto a sfruttarlo contro di lui. Il personaggio è colto in maniera molto superficiale; uno spunto interessante, come quello del rapporto con la madre terrestre del supereroe, è tralasciato in maniera a dir poco ingiustificata (la donna appare infatti solo all'inizio e alla fine del film). Il coinvolgimento dello spettatore non c'è mai, in conformità a mio parere con quelli che sono i poco interessanti canoni narrativi della casa editrice che ha creato Superman, la DC Comics: mentre Spiderman o gli X-Men devono combattere per essere accettati (secondo la politica marvelliana del “supereroe con super-problemi”), Superman viene idolatrato dalle folle; ed il personaggio così rimane sempre uguale a se stesso, avvolto nella sua aurea di onnipotenza. Anche quando cade, Superman si rialza sempre, ma in modo banale e mai davvero problematico. Ok, è vero: i supereroi alla fine vincono sempre; ma qui il tutto avviene in maniera terribilmente scontata. La complicata storia d'amore del film, quella tra Superman e Lois Lane, viene ravvivata attraverso la figura del figlio di lei, il quale sarà foriero di sorprese che lasciano presagire un (speriamo migliore) seguito. Ma che supereroe sarebbe un supereroe senza il supercattivo di turno? Ed ecco allora Lex Luthor, interpretato da Kevin Spacey, che, in questo caso, di super e di cattivo ha ben poco: quello che doveva essere un genio del male, dotato di un'acume pari solo alla sua sete di potere, diventa una figurina isterica e fastidiosa, a cui viene riservata una fine che vorrebbe essere ironica, ma senza riuscirci. Nonostante le buone intenzioni, “Superman returns” riesce ad incappare in vari cliché negativi del genere: propensione quasi assoluta all'azione a scapito di un qualsiasi approfondimento caratteriale; una storia fine a se stessa, incapace di trasmettere realmente qualcosa; o ancora un lieto fine comprensibile sin dall'inizio dei titoli di testa. Se questo deve essere il ritorno di Superman, potevamo attenderlo ancora...

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