martedì 19 settembre 2006

Slayer: Christ illusion

Autore: Yuri Monti

Chi vede (o spera di vedere) ancora gli Slayer come quei quattro ragazzi sguaiati che campeggiano sul retro di “Reign in blood”, si sbaglia di grosso. Il four-piece californiano infatti è cresciuto, cambiato. A livello musicale, lo spartiacque tra i “vecchi” e i “nuovi” Slayer è sicuramente segnato dal flop di “Diabolus in musica”, a cui hanno fatto seguito nel 2001 lo splendido “God hates us all” e, cinque anni più tardi, questa nuova release, “Christ illusion”. Dieci tracce di pura cattiveria, con sonorità massicce e cupe; questa volta, più che sulla velocità, Araya e compagni hanno deciso di puntare su un incedere maggiormente possente e granitico. Sebbene la allucinata track di apertura “Flesh storm”, “Consfearacy” e la maestosa track di chiusura “Supremacy” con i loro riff graffianti e un'esecuzione veloce facciano presagire un album “Slayer old school”, già da “Catalyst”, che presenta sonorità molto più vicine a “God hates us all”, capiamo invece il nuovo trend slayeriano, inaugurato proprio con l'album del 2001. “Skeleton Christ” e “Catatonic” sono i pezzi più significativi del progetto: passaggi veloci, riff prepotenti e chitarre pesanti come non mai si muovono tra sonorità più “classiche” per la band, e nuove soluzioni melodiche, vicinissime al death più tecnico (Carcass o Testament per intendersi). Tra i pezzi da novanta di “Christ illusion” troviamo anche “Jihad” e “Cult”, i più controversi e discussi dal punto di vista dei contenuti, e che rendono “Christ illusion” uno degli album più “politici” tra quelli partoriti dalla band: mentre la prima entra nella mente di uno degli attentatori dell'11 settembre e offre ai suoi pensieri un sottofondo feroce e malato, la seconda è uno spietato e devastante attacco alla religione cattolica e a tutti i suoi dogmi. In generale, l'intero work, a partire dalla copertina fino alle lyrics, è quanto di più blasfemo si possa immaginare; tutto il disco è pervaso del profondo nichilismo slayeriano elevato all'ennesima potenza: ciò che passa tra le corde di Hanneman e King viene denigrato, e diviene puro male. La religione è il principale bersaglio della cruenta aggressione sonora dei quattro trashers: le chitarre esplodono nella loro solita sfida alla perfezione; Araya è particolarmente ispirato, e dà pieno sfogo alle sue bastardissime corde vocali. Menzione a parte spetta al buon vecchio Dave Lombardo: non dimentichiamoci infatti che “Christ illusion” segna il ritorno dietro le pelli dell'osannato batterista della line-up originale, dopo la comunque fortunatissima parentesi Bostaph. Il drummer italo-americano non viene chiamato a particolari dimostrazioni della sua tecnica sopraffina, ma in ogni caso riesce degnamente a tenere il passo al furioso lavoro del resto della band. Gli Slayer tornano quindi più pesanti di prima (e non solo dal punto di vista fisico; il tempo purtroppo passa anche per loro...), e soprattutto più maturi: la cieca aggressività giovanile ha lasciato spazio ad una lucida e cinica malvagità, in grado di suscitare emozioni ad ogni ascolto, gridandoti in faccia ciò che a loro non va (“religion is hate, religion is fear, religion is war”), e mostrandoti invece quella che funestamente è la realtà dei fatti. I continui riferimenti all'ambito del satanismo, tra un “hail Satan” e un “six six six”, non vanno letti in maniera letterale e superficialmente: essi rappresentano una delle strade del bivio che gli Slayer pongono di fronte all'uomo: abbracciare religioni e una religiosità vuote, false e ipocrite, o accettare consapevolmente l'ineluttabilità del male, forza dominante del nostro mondo. Bentornati.

Tracklist:
01 – Flesh Storm
02 – Catalyst
03 – Skeleton Christ
04 – Eyes Of The Insane
05 – Jihad
06 – Consfearacy
07 – Black Serenade
08 – Catatonic
09 – Cult
10 – Supremist

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