giovedì 7 settembre 2006

Sanxia haoren (Still life)

Autore: Lorenzo Riccò

Titolo originale: Sanxia haoren
Nazione: Cina
Anno: 2006
Genere: Documentario
Durata: 108'
Regia: Jia Zhang-Ke

E così il sempre atteso film a sorpresa della kermesse veneziana è il cinese “Still life” di Jia Zhang-Ke, regista indipendente cinese, già presente quest’ anno a Venezia nella sezione “Orizzonti” (dedicata ai nuovi linguaggi cinematografici) con il film “Dong”.
La trama ruota attorno al villaggio di Fengjie, vicino alla città di Whuan (mi pare che si scriva così), dove tra l’ altro vi ha ambientato anche Amelio la sua “Stella che non c’ è”. Comunque, si trasferiscono in questo villaggio un minatore del nord, Han Sanming e parallelamente in una storia diversa l’ infermiera Shen Hong. Il primo è alla ricerca della moglie che non vede da più di dieci anni e la seconda è alla ricerca del marito che non vede da circa due anni. Tutti e due dovranno fare i conti con una situazione socio-ambientale radicalmente trasformata per la costruzione della colossale diga delle Tre gole sul fiume Yangtze.

A dire il vero di questo film a sorpresa non ne sentivamo francamente il bisogno. Il regista cinese era già degnamente rappresentato nelle sezione “Orizzonti” e questa nuova opera ha il difetto più grosso di stancare ed appassire gli spettatori. Naturalmente è un’ opinione personale, ma come può non essere così dato gli unici due colori presenti nel film: il “grigino” e il giallo torbido”, caratteristici della regione, che peraltro avevamo già visto nel film di Amelio, dove la protagonista rispondendo a una domanda di Castellitto diceva “Qui il sole c’ è una volta l’ anno”.
O che dire invece della totale o quasi mancanza di scopo del film, della motivazione, del desiderio del protagonista di trovare la moglie, dato che invece la regia si sofferma sul documentario sociale? Il genere è un “neorealismo” cinese, dove viene evidenziata la povertà e il degrado di questi poveri uomini, mancante però della componente emozionale che ci fornisce un film come “Ladri di biciclette”. Comunque sia è un’ opera in concorso alla 63esiam mostra cinematografica e ha per forza di cos qualche fattore positivo. Come per esempio il raffrontare la vita delle persone alla nuova opera in corso, vanto del regime che aleggia sempre sul film. Infatti il protagonista è un addetto alla demolizione delle case, che devono far posto al fiume trasformato dal progresso, il quale dovrà salire fino a 156 metri come troviamo spesso scritto sulle case. Così troviamo trattati temi come lo sradicamento sociale, il progresso tecnologico, lo sradicamento, elementi sicuramente interessanti ma che appesantiscono la trama essenziale del film, cose poi che avevamo viste trattate (seppur in tutt’ altra maniera) anche dal nostro Amelio, ma che fanno capire quanto possa essere non semplice, ma forse prevedibile parlarne.

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