giovedì 21 settembre 2006

Il mercante di pietre

Autore: Francesco Michelotti

Titolo originale: The Stone Merchant Regia: Renzo martinelli Sceneggiatura: Fabio Campus, Renzo Martinelli Anno:2006 Nazionalità:italiana Distribuzione: Medusa Durata: 107’

Volevo finalmente scrivere un articolo per questo sito. Così ho deciso di facilitarmi le cose e di trarre ispirazione andando al cinema!
Per evitare la sicura delusione di upSerman Returns, ho optato per Il Mercante di Pietre, quinto film di Renzo Martinelli, lasciandomi così il dubbio dell’incertezza. Martinelli è il regista di Piazza Delle Cinque Lune e di Vajont. Che, tutto sommato, se non si fa troppo caso agli scarsi mezzi con cui sono realizzate le scene in digitale, si tratta di discreti lavori. Comunque, entro in sala e dopo un ambigua pubblicità dell’Alitalia ha inizio il film. Sono trascorsi a malapena due minuti, ed ecco che compaiono inutili effetti speciali fatti né meglio né peggio dei precedenti. Mi chiedo se sia proprio questo regista a voler tirare su una squadra di specialisti facendoli fare gavetta nei sui film o se si tratta di imposizioni della produzione. Certo atteggiandosi come la brutta copia dei fratelli Wachowski non può fare granchè concorrenza al cinema americano! Ma non fissiamoci su quelli che potrebbero essere dei pregiudizi; stiamo parlando di un film dove fra poco apparirà Harvey Keitel! Il fottuto Harvey Keitel (Main Street, Taxi Driver, Le Iene, Sister Act) E non dimentichiamoci che presente nel cast spicca anche il premio oscar F. Murray Abraham (Scarface, Amadeus, Il Nome della Rosa e Last action hero) Porca puttana le premesse ci sono! Attendo dunque e mi rilasso sulla poltroncina di velluto. La mia fiducia però comincia a vacillare dopo una squallida sparatoria degna di una fiction TV! Basti pensare che nel ruolo della poliziotta c’è una carinissima e incapace VJ di All Music, mentre il poliziotto è interpretato da colui noto per la parte de”Er Tigre” ne Il Ciclone. Il film procede nei primi venti minuti in un ingarbuglio tremendo nel quale, con un po’ di difficoltà riesce a definirsi la vita di uno dei protagonisti. Si tratta di Alceo (Jordi Mollà), giornalista e professore universitario di Roma specializzato in terrorismo. Ma quella per il terrorismo si rivela essere per lui una vera e propria ossessione, giacché il giovane docente ha perso ambedue le gambe in una attentato in Africa. A proposito di questo particolare, non si capisce perché il regista abbia voluto complicarsi la vita mostrando di continuo scene sempre più difficili in cui vediamo l’attore alle prese con il proprio handicap; queste maestrie hollywoodiane di certo non compensano la scarsa qualità di recitazione dei personaggi. Risulta infatti deludente anche la recitazione della bella Jane March che fa le veci di una brillante e affascinante manager dell’Alitalia nonché sposa di Alceo. Compare finalmente Murray Abraham nelle vesti di Shahid, un sospettoso sconosciuto di origine islamica. Spero che tiri un po’ su la qualità della recitazione, ma presto mi accorgo che non c’è niente da fare. Anche un attore affermato come lui non può nulla contro l’incapacità dei suoi colleghi. Siamo quasi a mezz’ora di film e di Harvey neanche l’ombra. Per ora solo un sfilza di pubblicità all’Alitalia, comparse sempre più incapaci di proferir parola e false e ripetute suspance. Ma… Aspetta un’attimo… Forse… Ommioddio! Harvey Keitel. Alias Ludovico Vicedomini, un più che maturo signore imbellettato con tanto di ombretto e matita intorno agli occhi in completo di lino che lavora appunto come mercante di pietre preziose. Non recita. Guappeggia con la protagonista! Vaneggia. S’atteggia ridicolmente. Che delusione! Il film inesorabilmente procede svolazzando su tematiche scottanti che spaziano dalla religione all’islam, dagli handicappati alle censure, dal tradimento agli attentati. Non capite il nesso? Beh, neppure io! Due sceneggiatori come Martinelli e Campus che, nel film precedente (Piazza delle Cinque Lune), avevano dedicato tanta attenzione alla ricerca storica sull’omicidio di Aldo Moro offrendo, peraltro, un originale chiave di lettura del caso, diventano in questo film colpevoli di totale mancanza di una chiara analisi del quadro politico-sociale odierno. Presentando un frullatone di pochezza e “pressappocaggine” che sfiorano di tanto in tanto il mero razzismo da bar. Ma quel che è ancora peggio è la totale assenza di una benché minima tesi o giustificazione che spieghi il vero “perché” del film. Mentre pensavo a questo con le ciglia aggrottate per il dissenso, noto due aspetti tecnici che mi lasciano basito: Inspiegabilmente e molto spesso ci sono inquadrature storte e oblique, volute ma prive di significato che provocano solo nausea allo spettatore. A peggiorare le cose, la pessima fotografia, che con i suoi continui mutamenti di stile, non fornisce al film un equilibrio preciso. La luce risulta filtrata in certi punti e soffusa in altri anche all’interno di una medesima scena. Comincio pensare ai soldi del biglietto con un accenno di stizza. Quand’ecco finalmente una scena di sesso; almeno quello! Ma no! Non ci credo! Adesso che il povero Martinelli azzecca un paio di inquadrature mi cade il mito; lui! Harvey-lezionidipiano-Keitel, sex symbol del grande schermo che qui per conquistare l’eccitantissima Jane March recita squallidamente “Quando sarà la luna a perpendicolo sentirai la marea alzarsi”… una frase priva di senso; come tutta la poesia che recita in una scena successiva: esilarante. A seguire un’immagine orrenda del povero “cattivo tenente” nudo, grasso e flaccido come non mai. Uno dei peni più invidiati della storia del cinema che volutamente si prostituisce per un film così basso. Perché?! Voglio credere che anche lui, come me, abbia peccato di troppa fiducia e sia rimasto fregato. Intanto il seggiolino su cui siedo diventa sempre più scomodo. Ormai il film è un abominio continuo. Fino alla fine della proiezione, Il mercante di Pietre, risulta solo, una carrellata pregiudizi sul mondo islamico, scappatelle, scene trash ormai dimenticate ed effetti speciali sempre più forzati e mediocri. Nonostante questo, i miei occhi straziati notano verso la agognata fine, un particolare interessante, forse Martinelli conscio del disastro che stava creando, propone in un televisore in secondo piano e fuori fuoco, scene del suo vecchio film Vajont, come a ricordare periodi di ispirazione artistica, ben più felici di questo. Esco dal cinema e m’imbatto in un gruppo di ragazzi. Apprendo da loro che, mentre mi sollazzavo con uno dei peggiori film del cosmo, in quella stessa città avveniva che persone più furbe di me fossero a pogare felici al concerto dei Pearl Jam! Faccio finta che questa informazione non mi bruci atrocemente dentro e m’avvio inconsolabile verso casa. Se posso darvi comunque un consiglio in merito a questo film, è di vederlo assolutamente! Non al cinema però. Noleggiatelo in DVD. Invitate un paio di amici. E vi assicuro che dopo le prima incertezze comincerete a ridere a crepapelle e sicuramente noterete e godrete malignamente di molti altri scandalosi particolari che fanno di questo una delle “cose” più malriuscite del cinema italiano degli ultimi tempi. P.S. Avete mai sognato coi sottotitoli?

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