domenica 3 settembre 2006

Children of Men

Titolo originale: Children of men
Nazione: U.S.A.
Anno: 2006
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 114'
Regia: Alfonso Cuarón
Cast: Clive Owen, Julianne Moore, Michael Caine, Chiwetel Ejiofor, Charlie Hunnam, Claire-Hope Ashitey, Ilario Bisi-Pedro, Lucy Briers
Produzione: Universal Pictures, Strike Entertainment, Beacon Communications LLC, Hit & Run Productions, Quietus Productions Ltd.
Distribuzione: UIP
Data di uscita: Venezia 2006
17 Novembre 2006 (cinema)


Il Caos e l'anarchia dilagano nel mondo della prossima generazione, dove si espande un difetto nella capacità di riprodursi da parte degli uomini. Il più giovane cittadino del mondo è appena morto all'età di 18 anni, e l'umanità si trova ad affrontare la probabilità della sua stessa estinzione. Ambientato in una Londra lacerata dalla violenza e dalle guerre fra sette nazionalistiche. Il disilluso burocrate Theo diventa l'improbabile difensore della sopravvivenza della Terra. Quando l'ultima speranza del pianeta viene minacciata, questo riluttante eroe si trova costretto ad affrontare i suoi demoni personali e a difendere la Terra dalla catastrofe incombente.

Ritorno folgorante del regista di Harry Potter e il Prigioniero di Askaban, Alfonso Cuaròn. Misteriosamente un colosso come la Universal a concesso carta bianca e soldi a palate al progetto, che rappresenta senza dubbio uno dei film apocalittici di fantascienza più riusciti del decennio. Pur rappresentando il futuro, Children of Men, guarda al presente cercando di cogliere le ingiustizie e le contraddizioni di un mondo che si auto divora, perdendo di vista ciò che è più importante.
L’ex attivista, ora impiegato Theo (un bravissimo Clive Owen), è l’improbabile eroe della vicenda; non sono la sua volontà e il coraggio a spingerlo a combattere per ciò che è giusto, il suo comportamento è istintivo, Cuaròn riesce a trasmettere le caratteristiche e le azioni del personaggio tramite l’ambiente che lo circonda e che e che inevitabilmente suggerisce il suo “destino”.
Molti sono i temi affrontati nel film: Un terrorismo scellerato che cerca di contrastare le barbarie dei governi ma nel modo sbagliato, il fenomeno dell’immigrazione viene contrastato dal potere con metodi nazisti e uccisioni gratuite. Il mondo dipinto da Cuaròn e descritto con forza dalle immagini di una città futurista ma decadente, i bar sono sporchi e in disfacimento, ma pieni di megaschermi iper tecnologici; anche sopra i palazzi semi distrutti dagli attentati e anneriti dall’inquinamento, si stagliano pannelli che trasmettono pubblicità e messaggi di propaganda politica.
Il falso progresso e seguito da una inquietante disumanizzazione che trova il suo unico spiraglio di speranza nella ragazza africana, miracolosamente incinta. Theo la incontrerà una volta conosciuti i membri di un gruppo terroristico che la tengono gelosamente nascosta per sfruttarla come bandiera dei propri ideali. Il protagonista cercherà di farla arrivare nelle mani di un’ organizzazione chiamata Progetto Umano, ma dovrà correre rischi enormi sempre sull’orlo di una tragica fine.
Durante il loro calvario, i due sopravvissuti troveranno l’appoggio di un vecchio amico di Theo, (un Michael Caine Yppie straordinario), che si sacrificherà per non rivelare al gruppo terrorista, il luogo che la coppia di fuggitivi vuole raggiungere; al contrario del film di Oliver Stone qui si percepisce il vero significato del sacrificio, unico mezzo per sperare in un futuro.
Impossibile menzionare lo sbalorditivo effetto visivo del film, interminabili piani sequenza con telecamera a spalla che si destreggiano tra proiettili esplosioni e corpi che cadono morti a terra, oltre a creare una suspance angosciante, sottolineano la fragilità dell’esistenza dei protagonisti, letteralmente appesa ad un filo. Tutti i soldi spesi per scenografie ed effetti visivi però non trascinano mai il film in un intrattenimento visivo, ma contribuiscono soltanto a rendere al massimo il vero concetto del valore della vita e della sopravvivenza; il film di Cuaròn è uno spettacolo commovente e alle volte geniale che riporta sullo schermo un cinema delle emozioni molto raro di questi tempi.
Come colonna sonora dei titoli di coda, infine, voci di bambini che urlano suoni senza senso ma pieni di quello che di più puro esiste nell’essere umano; per il sottoscritto è stato uno vero spettacolo vedere le facce degli spettatori che dopo una prima reazione estraniata, ai rumori incomprensibili che uscivano da ognuna delle casse della sala, realizzavano il loro significato e si emozionavano.

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