sabato 8 luglio 2006

United 93

Autore: Francesco Zavattari - Direttore di 4rum.it

Una visuale diversa.

United 93 è il primo di una serie di lungometraggi dedicati agli avvenimenti dell’11 settembre 2001.
A firmarlo è Paul Greengrass, già autore del bellissimo “Bloody Sunday” (qui assolutamente richiamato per stile e dinamica narrativa). Parliamo di un film pieno di idee azzeccate, come la scelta di dare il peso maggiore alla storia del volo della United Airlines, quarto dei dirottati quel giorno, che ha inspirato il titolo stesso.
Chiunque si aspetti scene spettacolari con ricostruzioni in CGI dell’attacco alle Twin Towers, rimarrà senz’altro deluso. U93 è un film spettacolare nel suo modo spartano di affrontare i fatti e presentare una stesura narrativa e cronologica del tutto innovativa. Predomina un’atmosfera tecnica e complessa che cerca di porre lo spettatore di fronte a quelle difficili realtà che quel giorno hanno seguito i dirottamenti prima e gli attacchi poi. C’è un assoluta dovizia di particolari per quanto riguarda le lunghe sequenze svolte nelle varie sale di controllo dei traffici aerei, dove viene simulata una situazione tanto realistica da ricordare quella ricreata al centro comando di Huston in “Apollo 13”. Greengrass non tiene particolarmente ad imboccare lo spettatore con soluzioni semplicistiche. Risulta palese fin dai primi minuti che uno dei fini del film è mostrare proprio quanta difficoltà, confusione e superficialità abbiano caratterizzato questi eventi. Lo spettatore interagisce così con la pellicola diventando parte del medesimo smarrimento.
La regia è oculatamente finalizzata a tale processo. La camera è inquieta e mossa ai limiti del cinematograficamente concepibile. Le inquadrature sono spesso incerte e pennellate da passaggi veloci da nitido a sfuocato. La stessa frenesia viene usata non solo nei momenti di tensione, ma anche in quelli sereni, come nelle fasi preliminari del volo precedenti al dirottamento. La camera di Greengrass diventa quindi una sorta di mostro muto e consapevole, come chi guarda, di tutto quello che sta per avvenire.
Ad un iniziale sviluppo del film, in cui viene mostrato tutto quello che ha ruotato intorno all’attacco del W.T.C., segue un immersione diretta all’interno del volo United 93.
Quattro uomini si impossessano dell’aereo. Due di loro ne prendono i comandi posizionando in mezzo alla cloche la fotografia dell’obiettivo; il campidoglio di Washington.
Gli altri due, uno dei quali porta in vita quello che appare come un ordigno esplosivo, restano invece a controllare i passeggeri. Qui sboccia la vera essenza di questo U93, che esce dalla dimensione del documentario ed entra di prepotenza nella più profonda narrazione. Alcuni passeggeri iniziano a telefonare per informare i propri familiari, dai quali apprendono quanto appena avvenuto alle torri gemelle e al pentagono.
Risulta così evidente che l’aereo è un altro proiettile sparato chissà dove.
Nasce una coalizione fra i passeggeri e gli assistenti di volo e si decide di tentare di riprendere il controllo dell’aereo. Mostrare come un gruppo di persone possa coalizzarsi in funzione del terrore e della necessità di salvaguardare la propria vita, è qualcosa che in questo caso riesce benissimo e senza alcuna forzatura retorica A questo punto Greengrass ha già abbondantemente raggiunto il proprio scopo: rendere lo spettatore un passeggero del volo; fargli provare un po’ della stessa paura, della stessa ambizione e della stessa rabbia infinita.
Adesso non contano le lotte fra società e religioni, non esistono più punti di vista. Adesso per i passeggeri c’è solo la necessità di sopravvivere e per lo spettatore quella di riflettere. Proprio a questo ci spinge il film, ad una riflessione profonda proposta da un prodotto ben fatto e per niente scontato capace di mostrarsi esterno ai fatti e totalmente permeato da essi al contempo. Il film celebra una sorta di vittoria, quella dei passeggeri del volo che non riuscirono a riprenderne i controlli ma fecero si che, come risaputo, tutto capitolasse in una zona semi deserta della Pennsylvania piuttosto che in un altro centro affollato.
Adesso attendiamo “World Trade Center” di Oliver Stone, consapevoli però che questo United 93 rappresenta una visuale diversa, che difficilmente verrà ripresa.

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