sabato 3 giugno 2006

Concerto di Bugo

Autore: Pietro Ortolani

Marina di Massa (Tagomago), 2.6.2006

Certe volte noi Italiani siamo proprio scemi: facciamo centinaia di chilometri per sentire il concerto di certi gruppi invertebrati che non valgono poi tanto (vedi Arctic monkeys) o di residuati bellici del secolo scorso (vedi Red hot chili peppers), e poi non ci accorgiamo che l’autentico, fottuto rock’n’roll se ne sta a due passi da casa nostra. E’ proprio questa l’impressione che si ha, assistendo al concerto di Bugo del 2 giugno. Il pubblico non è molto numeroso né troppo amichevole, ma questo splendido Celentano postatomico se ne frega di brutto, anzi: ne approfitta per scendere a suonare la chitarra in platea e per guardare negli occhi ogni singolo spettatore, poi si cimenta in acrobazie degne di “School of rock”, compreso il salto a corpo morto sulla batteria. Dal punto di vista scenico, il momento più sublime dello show è probabilmente quando, tra una canzone e l’altra, il nostro eroe si interrompe ed ingaggia una lunghissima gara di sguardi con un tizio del pubblico, che da un po’ gli sta continuando a urlare “Fai schifo”. Il tizio alla fine abbassa gli occhi: Bugo torna al centro del palco, attacca “Casalingo” ed è un trionfo. Un performer di tale incontestabile genialità si meriterebbe un giardino con settantasette vergini, e un pubblico grande più o meno il sestuplo di Piazza San Pietro. Però non lo nego: quando certe cose succedono in un piccolo locale, hanno un fascino tutto loro.
Giacché in effetti si trattava di un concerto, forse è opportuno dire anche qualcosa sulla musica: Bugo è senz’altro cresciuto. Si dovrà ricredere chi l’aveva etichettato come un epigono italiano del primo Beck: questo ragazzone con gli occhi d’alieno è un grande artista, capace di alternare momenti di ironia allucinata a dolci, sincere aperture romantiche (la collaborazione con Morgan ha lasciato il segno). Le consuete storie di alienazione provincial-lisergica, nei pezzi più recenti, virano verso messaggi di sempre più aperta critica sociale (come in “Che lavoro fai”), senza tuttavia perdere il loro tono straniato.
Che dire: potete scegliere se cercare la musica di qualità su un grande palco, dove probabilmente finirete a osservare un triste grassone con le treccine, precedentemente noto come Axl Rose. Oppure potete andarvi a vedere Bugo, il signore di popoli del lo-fi, e tornare a casa col portafogli pieno ed un bel sorriso sulle labbra.

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