sabato 20 maggio 2006

Violetta Beauregarde - Intervista esclusiva

Autore: Pietro Ortolani, Vicedirettore 4rum.it

E poi, non lamentatevi che nella musica d’oggi non succede mai niente di nuovo. Miss Violetta Beauregarde è qualcosa di autenticamente nuovo, che sta succedendo in questo preciso momento. Miss Violetta Beauregarde, per chi (ahilui) non lo sapesse, è una curiosa musicista electro, che rifugge dagli stereotipi snobistici della musica d’avanguardia e si vanta della primitività del suo stile punk hardcore. Insomma, un personaggio da conoscere. Una che non esita a tirare colpi bassi, senz’altro. Pensate che nel suo primo, furente, interessante album, intitolato “Evidentemente non abito a San Francisco”, c’è un pezzo dedicato al “sesso illustrato per Silvestrin” (per inciso, Silvestrin è quel presentatore di Mtv tutto muscoloso, che ultimamente fa anche lo sbirro in un telefilm). Pensate che la medesima è stata una dei personaggi di punta del celeberrimo sito “Suicide girls”, da cui poi ha preso le distanze. Pensate che ha collaborato con Allison Wolfe delle Bratmobile, gruppo fondamentale della scena indie “Riot grrrls”. Insomma, pensate: non è geniale? Magari geniale no (in fondo sono solo rumori e grida), però non è la solita minestra. E ci piace assai.

In occasione dell’uscita del suo nuovo lavoro, il cui promettente titolo è “Odi profanum vulgus et arceo”, l’abbiamo contattata, per il sollazzo di voi gentili lettori. E allora, suvvia, sentiamo che ci racconta questa tizia.

Parlaci del tuo nuovo disco e del bastardissimo titolo che gli hai dato.

Non è un titolo bastardissimo. E’ un dato di fatto. Ed è anche un cane che si morde la coda. Anche io sono profanum vulgus. Questo disco mi soddisfa più del primo, e per registrazione, e per masterizzazione, e per artwork, e per mia maggior dimestichezza con la musica.

Il tuo approccio al live: ti piace il pubblico?

Dipende dalle facce di cazzo che albergano in prima fila. Se mi prendono bene, sono presa bene.

Ami suonare dal vivo, o preferisci il momento della registrazione?

Performare è appagante, la registrazione è accessoria al creare qualcosa che performerò. La creazione è altrettanto divertente.

Secondo te, che cosa passa per la testa di chi assiste ad un tuo concerto?

“cosi son capaci tutti” “le basi gliele fa il suo ragazzo” “che tette grosse” “troia”

C’è qualche concerto a cui sei particolarmente affezionata, magari uno in cui è successo qualcosa di irripetibile?

Messina, stanza sotterranea piena di gente, metà del pubblico presa benissimo, davanti al palco a ballare, pogare e quantaltro, mi è stato richiesto di ripetere tutta la scaletta del concerto, e poi ne avrebbero voluto ancora, grado di coinvolgimento massimo; l’altra metà del pubblico, sul fondo della stanza, composta da fighetti presi malissimo che mi gridavano “zoccola, torna a casa, hai rotto il cazzo”, a un certo punto elementi del pubblico preso bene si accapigliano verbalmente coi fighetti, io tento di aizzarli l’uno contro l’altro dicendo stronzate al microfono, insomma, gag e simpatia. Nulla di che, ma vi sono affezionata.

Ci puoi dire qualcosa sulla tuo collaborazione con Allison Wolfe? Ci sono altre collaborazioni in vista?

Nel 2003 ero in tour con gli Hawnay Troof, gruppo nel quale lei cantava e performava. Abbiamo stretto amicizia, e le ho chiesto di cantare qualcosa in un microfono di plastica comprato al bennet. Il risultato è stato tagliuzzato e variamente processato e infilato in una base del primo disco. Ci sono delle mie collaborazioni sparse per realtà varie della penisola, ma sono tutte in fase di realizzazione o di uscita e mi pare di cattivo gusto anticiparle.

Una curiosità (stupida quanto vuoi, ma non sono l’unico ad averla): com’è la giornata tipo di una come te? Voglio dire: fai le faccende, guidi la macchina, fai la coda alle poste e cose del genere? Sembra difficile immaginarti in situazioni di questo tipo.

Io vivo quasi esclusivamente situazioni di questo tipo, a parte quando sono fuori casa per suonare, o durante i fine settimana in cui emigro in altre città in cerca di svago e degrado con gli amici autoctoni. Ma non credo sia decoroso raccontarvi cosa succede in questi frangenti. Io amo la vita casalinga, sbrigare le faccende di casa, raccogliere i raperonzoli nell’orto, pedalare per quel delizioso buco di culo disperso nel nulla che è Alessandria, stendere il bucato nell’aia (giacchè vivo in una casa colonica ristrutturata), scrivere e suonare in camera. E’ bello vivere senza troppi cagacazzo intorno, in ampi spazi e poter decidere se e quando incontrare i miei simili.

Quanto si guadagna a fare musica? Si guadagnerebbe di più, se non ci fosse internet?

Si guadagnerebbe di meno. Si vabbè ok, la gente si scarica gratis i tuoi dischi (fenomeno che non mi sento di biasimare perché lo faccio anche io, massivamente ed impunemente) ma spesso dopo esserseli scaricati te li chiede pure originali…e poi internet, secondo la mia esperienza, se sei in grado di sfruttarlo, ti crea una sovraesposizione mediatica colossale, quasi ingestibile, che porta a crearti contatti per l’organizzazione di tour, concerti, acquirenti di dischi, pubblico plaudente (e anche detrattori incattiviti come è giusto che sia), interviste su siti, il che crea una catena di santantonio di pubblicità infinita.

Che ne pensi della polemica sulla procreazione assistita? Più in generale, ti interessi a questioni politiche, oppure hai cose più allegre a cui pensare?

Sono un egomane. Gli egomani o fanno politica, o se ne disinteressano totalmente.
Ho cose più tristi con cui angosciarmi.

Che musica ascolta Violetta Beauregarde quando è da sola?

Si distingue in musica da pedalata, musica da lavoro al pc e musica da lavori domestici. Ascolto punkrock, hip hop, musica classica, grindcore, hardcore, scremo, garage.

Chi ami e chi odi nel panorama musicale italiano?

Faccio prima a dire chi amo, sono di meno. Ecco il namedropping. Laquiete, Altro, Ioioi, Ovo, the death of anna karina, cripple bastards, strenght approach, stokka&madbuddy, truceklan, cdb, colle der fomento, club dogo, kaos one. Questo è quello che di italiano supporto e ascolto.

Che ne pensi della stampa? Siamo tutti degli ottusi arrivisti, oppure c’è qualche speranza?

Credo che quel del giornalista sia un mestiere difficoltoso e ricco di incognite. È difficile esser coerenti, corretti ed equi quando quotidianamente si poggia il deretano su di uno scranno cosi traballante. Quindi la maggior parte di voi, cacandosi in mano, diventa micragnosamente leccacula o malignamente velenosa, alla bisogna. Ho detto “la maggior parte” giacchè conosco anche dei giornalisti validi, capaci ed onesti.

Ti consideri più una musicista, una performer, un’artista concettuale, una fannullona o cosa?

Implicitamente tu mi hai appena dato della fannullona nevvero? Comunque, la risposta è: una furbacchiona. O forse non sono io la furbacchiona. Siete voi i pirla.

Nel tuo sito, sottolinei che tutte le tue canzoni parlano di ragazzi. C’è il rischio che in futuro tu diventi una di quelle cantautrici che si lamentano di quanto sono spietati gli uomini?

No al contrario. Se a 30 e passa anni pubblichi concept album sul susseguirsi dei tuoi fallimenti amorosi significa che devi diventare lesbica, perché seguiterai, negli anni a venire, a inanellare sconfitte con l’altro sesso.
Io preferisco studiarli e scansionarli e parlarne in modo asettico sorridendone benevolmente. Gli uomini sono spietati se si lascia che essi lo siano. Gli uomini obbediscono docilmente ai semplici meccanismi di riflesso condizionato studiati dal fisiologo russo Ivan Petrovich Pavlov. Le donne dal canto loro mediamente non capiscono un cazzo, e non comprendono che per avere la meglio sull’altro sesso (aka non rimanere scottate da varie esperienze) basta a) non allargarsi come una chiazza di greggio in mare aperto, dopo un aperitivo e una scopata b) aggirare leggiadramente c) non imporsi d) non forzare e) non forzare f) non forzare g) capire quando è ora di sciacquarsi dal cazzo. Se esci con un uomo idealizzandolo e proiettando su di esso le tue pulsioni matrimonialprocreative è lampante che al primo squillo di cellulare di troppo si smaterializza come un poltergeist. Alchè, è inutile lamentarsi della spietatezza testosteronica.
Gli uomini vanno manovrati con leggiadria, senza melodrammi, in modo etereo e lungimirante. La storia del guinzaglio lungo è una stronzata. Niente guinzaglio, che l’ovino ritorna sua sponte nella stalla, se si sente a casa propria. Se non fa ritorno, chi se ne frega. Significa che non s’aveva da fare, il globo terracqueo straborda di ragazzi.

Ecco che arrivano le domande davvero stronze: come valuti la tua esperienza con “Suicide girls”?

A domanda stronza risposta stronza: ma una carrettata di cazzi vostri? Sono qui per parlare della mia musica. io.

Quanto conta il successo per te? Per la fama saresti disposta ad azioni squalificanti, quali partecipare a un reality show o candidarti alle elezioni politiche?

Credi che se per me il successo contasse qualcosa mi metterei a urlare su dei suoni cacofonici disintegrandomi le rotule e prendendo a testate il pavimento del palco? Avrei scelto una strada più acconcia e demagogica.

E’ vero che per suonare ti sposti in treno?

Si. Non posseggo mezzi di locomozione all’infuori della bicicletta. Avevo pensato di acquistare un apecar per fare la spesa e spostarmi agevolmente in Alessandria, ma non abbiamo ancora concretizzato.

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