giovedì 18 maggio 2006

Maria Maddalena a Firenze

Autore: Simona Generali

Mercoledì 17 Maggio presso la stazione Leopolda di Firenze è andata in scena la prima nazionale dello spettacolo “Maria Maddalena” di Valentina Capone tratto dal controverso racconto “Maria Maddalena o della salvezza” di Margherite Yourcenar. Noi spettatori siamo entrati nel luogo della rappresentazione accecati da una luce che impediva la vista dello spazio scenico e siamo stati avvolti da un profumo acre di muffa. Dopo aver preso posto sopra una gradinata e così disposti nel minor spazio possibile come a voler lasciare il resto di quel luogo sgombro, ripulito di voci e sussurri, ecco che la luce finalmente cala lasciandoci iniziare ad intravedere una figura sulla sinistra. Ciò che si è rivelato al nostro occhio è stato un gioco in controluce, una donna, forse una croce, ma certamente una forma altamente instabile e traballante. Dal nostro orecchio si arrivava a percepire un gioco di pietre rotolanti che poteva anche sembrare il suono prodotto sfregando sopra ad un microfono. L’ideatore del percorso sonoro dello spettacolo, Alessandro Rinaldi, ci ha così accompagnati fino alla fine percorrendo effetti acustici di straordinaria bellezza. Man mano che il nostro occhio si abituava all’intensità luminosa abbiamo potuto scoprire un luogo della suggestiva stazione Leopolda di raro fascino decadente. Terra rossa, vivace e densa ricopriva il pavimento dello spazio scenico, una terra sacra quasi non toccata dalla protagonista interpretata da Silvia Pasello, terra santa forse di quel Golgota non pronunciato, o di quel nome non sussurrato, anzi amplificato come ad aver paura, quel “Dio” che Maria Maddalena sfidò con il suo corpo ricevendone in dono la salvezza dalla felicità. Insieme alla sua solitudine scenica, un sacco misterioso trascinato pesantemente ci ha tenuti stretti alla curiosità di sapere cosa e quando. Terra, ancora terra in quel sacco, terra di rabbia, terra di insoddisfazione, terra ancora rossa e fresca. Cosa mai ci aspettavamo da quel sacco? Cosa mai si aspettava Maria Maddalena da quell’uomo, un uomo come tanti ma “sudicio come il peccato”. Siamo stati riempiti di parole in quello spazio vuoto, parole e ancora parole dette e pensate, sussurri e racconti di una vita da prostituta che si redime “per passione e non per amore” come sottolinea la protagonista. Ci siamo nutriti di luce e terra sognando una Maddalena più dolce mentre la sua mano destra continuava a cercare esasperatamente nell’ unico amico “il sacco” come il capro espiatorio di una persecuzione senza fine. Scrive Valentina Capone: “Sembra una storia unica. Forse è solo una storia come tante. Sembra quasi una storia della sera, una di quelle a cui ripensi prima di dormire e te la ritrovi nei sogni. E’ una storia d’amore. Di quell’amore che non si sa bene se sia una vocazione o una malattia, di quello che non si vorrebbe avere addosso perché è come un angelo che pesa sulle spalle. Anche se ti sorride”

0 commenti: