giovedì 11 maggio 2006

Il regista di matrimoni

Regia: Marco Bellocchio
Con: Sergio Castellitto, Donatella Finocchiaro, Sami Frey, Gianni Cavina, Maurizio Donadoni
Italia
Durata: 107’
Anno: 2006

Metacinema, un “genere” pericoloso, autoriale, spesso autoreferenziale; tutte queste caratteristiche, sono presenti in questo ultimo lavoro di Marco Belloccio che oramai non ha più bisogno di presentazioni nel panorama del cinema italiano, dato che rappresenta per esso il passato il presente, e sicuramente anche il futuro. Dopo la visione del film, alla mente riaffiora l’ 8 e 1/2 di Federico. Per quanto l’associazione risulti banale, le due pellicole hanno molto in comune; un artista in crisi, una riflessione sul cinema e sul fare cinema, una società in declino.
Ma come spiega l’autore: “rispetto ad 8 e 1/2, direi che il mio film cominciava lì dove finiva quello di Fellini. Il capolavoro di Federico si concludeva con una rinuncia; “Il Regista di Matrimoni” racconta ciò che avviene dopo la rinuncia, perché il mio protagonista, Franco Elica, abbandona il progetto di realizzare l’ennesima versione de “I Promessi Sposi” e fugge in Sicilia”.
Ed è proprio di questo che il film parla: Elica, una volta fuggito, si ritrova coinvolto nella realizzazione di un filmino del matrimonio della principessa Bona, figlia del Principe di Gravina, il quale ha commissionato il filmato al regista. Dopo aver conosciuto la sposa, Elica se ne innamorerà follemente e fino alla fine cercherà di sottrarla ad un matrimonio di convenienza.
Molti i temi affrontati dal regista; la Sicilia non è più una parte d’Italia, ma un modulo per descriverla tutta. Bellocchio non stacca l’occhio un attimo dal “discorso”. Di quella terra affiora solo la rituale sacralità, la stasi di un paese guidato dai dogmi del cattolicesimo, ma anche identificato nel conformismo che abbraccia i tre registi presenti nel film: Baiocco, il regista di paese intento nel fare cinema come un semplice lavoro. Smamma, un frustrato autore che si finge morto per avere maggiori possibilità di ricevere riconoscimenti cinematografici; ed infine Elica, evidente alter ego di Belloccio, che osserva i due colleghi come lo specchio di quello che lui potrebbe diventare.
Ma “Il Regista di Matrimoni” è soprattutto un film sul cinema, sul potere delle immagini e sulle verità nascoste che queste hanno la capacità di rivelare. Finalmente un cinema delle immagini, che purtroppo manca nel panorama italiano, e il fatto che un “vecchio” regista come Bellocchio ne sia il principale esponente fa riflettere.

0 commenti: