venerdì 5 maggio 2006

H2Odio

Autore: Pietro Ortolani, Vicedirettore esecutivo 4rum.it

Di Alex Infascelli. Con Chiara Conti e Mandala Tayde. Italia 2006.


Cinque giovani amiche decidono di ritirarsi, per una settimana, in un’isolatissima casa in mezzo ad un lago, intenzionate a rispettare un rigoroso digiuno: la loro dieta sarà costituita esclusivamente da acqua. Il proposito iniziale è purificarsi e “ricaricare le pile”, ma la situazione ben presto degenera: dal passato di una delle ragazze riemergono strane presenze, ed il velo dell’amicizia verrà squarciato da istinti di odio e sopraffazione, in un crescendo drammatico di grande presa emotiva.
H2Odio è un film assai coraggioso: esce direttamente nel circuito dell’home video, “snobbando” il passaggio nelle sale. La scelta, a ben vedere, non è affatto assurda: la distribuzione nei cinema sta diventando, sempre più, un’arma di ricatto usata dai produttori contro i registi, che troppo spesso vedono il loro lungo lavoro mortificato da un passaggio fulmineo e distratto sul grande schermo. Con questa nuova politica, invece, lo scopo è scavalcare le iniquità produttivo-distributive ed arrivare agli spettatori senza compromettere la libertà d’espressione. E’ un’idea interessante, che potrebbe produrre ottimi risultati in termini di arricchimento e differenziazione dell’offerta artistica. Insomma, ve la faccio breve: la cosa ci è piaciuta.
Veniamo al film: si tratta del terzo lungometraggio di Alex Infascelli, giovane talento che ha già all’attivo “Almost blue” ed “Il siero della vanità”. Il regista si conferma abilissimo nell’uso della macchina da presa: per niente mortificato dalla ristrettezza del budget, lo stile di Infascelli è sempre originale ed offre interessanti aperture, dal respiro quasi pittorico. La sceneggiatura, angosciosa e scarna, è volutamente priva di qualsiasi riferimento alla società italiana: la scelta, oltre ad essere un vantaggio in vista della distribuzione internazionale, conferisce alla vicenda un carattere di universalità. I temi fondamentali, infatti, hanno radici ancestrali: l’acqua come fonte di vita, la nascita come sopravvivenza alla lotta più che come frutto di amore, la prevalenza degli istinti sulle convenzioni sociali.
La prima parte del film è in parte inficiata da alcune incertezze recitative, soprattutto da parte delle attrici comprimarie, che non sempre interpretano con convinzione le sequenze dialogiche più impegnative. Decisamente meno criticabile la seconda parte, in cui Infascelli può tralasciare i toni descrittivi in favore di rappresentazioni visive più oniriche ed allusive. La vicenda, insomma, finisce per assumere i toni di un apologo hobbesiano, non privo di fascinazioni lisergiche: è forse qui che “H2Odio” dà il meglio di sé, dimostrando come sia possibile creare un cinema accessibile ma, al tempo stesso, lontano dai cliché. Un cinema che si allontana dall’ambiente asfittico della grande distribuzione per accostarsi al territorio, ben più fertile, delle nuove avanguardie artistico-visuali.

0 commenti: