giovedì 18 maggio 2006

Factotum

Regia: Bent Hamer
Interpreti: Matt Dillon, Lili Taylor, Marisa Tomei, Fisher Stevens ecc.
Durata: 94’
Produzione: Usa, Norvegia, Germania
Anno: 2005
Genere: Drammatico

Henry Chinasky, pseudonimo di Charles Bukowski, prova a vivere passando da un licenziamento all’ altro, per storie tormentate e passionali, è un amatore, un bevitore e uno scrittore disilluso. In poche parole è Charles Bukowsky, scrittore di culto già raffigurato in precedenti film come “Storie di ordinaria follia”, tratto dall’ omonimo libro e diretto da Marco Ferreri oppure in “Barfly” con Mickey Rourke nei panni di Buk e diretto da Barber Shoreder. Questo film invece è tratto da “factotum”, ma contiene spunti anche di altri racconti ed è diretto da Bent Hamer anche regista di “Kitchen stories” del 2003.
Tocca a Matt Dillon, il non più giovane ragazzo di Hollywood, vestire i panni dello scrittore, creando una dissonanza visiva fin da subito, spiazzando lo spettatore che si aspettava un Bukowsky ben più vecchio. Rimane fedele invece l’ immagine dell’ artista maledetto e alcolizzato, pieno di drammi interiori che lo portano a vivere al margine della società, a svegliarsi la mattina su una panchina di Los Angeles. Anche la data è volutamente alterata, la storia è ambientata nella moderna america, come possiamo notare dalle automobili, più nuove rispetto alle vecchie ferraglie degli anni’70. Tutto questo è voluto dal regista che cerca una digressione sulla figura del protagonista, inserendo un volto hollywoodiano, di quelli che non avresti mai pensato per una parte del genere, e in fin dei conti, l’ idea è buona. Matt Dillon se la cava bene anche con una bottiglia di birra in mano, in relazioni con donnacce e perfino in qualche gag umoristica della storia, brevi trasposizioni dell’ ironia di cui sono i ricchi i libri di Bukowski. A parte questa variazione sul tema dell’ attore, il film è una costante riconferma dello stereotipo Bukowskiano e si concentra interamente sulla sua vita, che è vero è l’ interesse del regista, il quale la fa peò in maniera abbastanza superficiale facendo emergere la poetica dello scrittore con una forse troppo facile voce fuori campo che legge alcune massime del libro. Il ritmo del film è molto cadenzato, scandito nella ripetizioni del protagonista: il sesso, l’ attesa per la busta paga, le sbornie, i licenziamenti ecc. e se sotto questo punto di vista può scorrere un po’ lentamente è invece un pregio per il climax del film e per il registro visivo, che scava più in profondità rispetto a quello narrativo, avendo un bel tono di ipperealismo (da ricordare la scena solitaria del night-club) nel cogliere uno stato di desolazione. Matt Dillon e Bent Hamer hanno dichiarato in un’ intervista di aver letto Bukowski da giovani e di esserne rimasti colpiti per il suo lato trasgressivo, ma di averlo afferrato intimamente con questo film. Tuttavia le pene sullo schermo dello scrittore appaiono un po’ immotivate, capiamo che è un personaggio tormentato, senza capire però le radici di questa sua sofferenza esistenziale. Siamo d’ accordo: un buon regista deve far intravedere e mai mostrare esplicitamente, ma qui la cosa appare abbastanza incerta. Forse non basta cambiare il volto a un personaggio per fare un film su Charles Bukowski.

0 commenti: