mercoledì 19 aprile 2006

La Trahison

Autore: Luca Peretti

regia: Philippe Faucon paese: Francia, BE anno: 2005 durata: 76'

Il film è ambientato sulle montagne algerine, durante la guerra di indipendenza, combattuta, con fasi alterne, tra il 1956 e il 1962. Il punto di vista è quello di quattro franco-algerini, arruolati nell’esercito francese. Non fanno parte dei parà (le unità dell’esercito transalpino a cui venne assegnato la maggior parte del lavoro “sporco”), per cui per buona parte del film nulla sembra presagire la nascita di problemi da questa loro situazione quantomeno ambigua: francesi, nati e cresciuti quindi in Europa, ma di origine algerina, musulmani e attaccati alle loro radici. Ma mano mano che cresce la repressione e la caccia ai guerriglieri del FLN, i quattro si consultano sempre più spesso parlandosi in arabo, i dubbi crescono, cementati dal clima di sospetto e scherzi razzisti che alcuni degli altri commilitoni creano verso di loro. E poi ci sono gli algerini, che li invocano come fratelli che stanno dalla parte sbagliata e che soffrono anche, direttamente o indirettamente, per mano loro.
Mentre il Governo vara una legge in cui riconosce il ruolo civilizzante svolto dai francesi nelle colonie, la Francia continua a riflettere sul suo controverso passato coloniale attraverso i film. Soltanto quest’anno abbiamo visto Cachè (già recensito su 4rum) dove la tematica è velata ma presente, soprattutto in forma inconscia, e J'ai vu tuer Ben Barka, presente anch’esso a Rotterdam. Pur non raggiungendo il livello del capolavoro La Battaglia di Algeri (e tuttavia punti di vista e ambientazione rispetto al film di Pontecorvo sono completamente diversi) La Trahison ha il merito di analizzare il conflitto (inteso come guerra algerina e come scontro interiore) da un'ottica particolare, nuova, prendendo a modello il dramma d’identità dei franco-algerini dell’epoca. Il compito è audace, il film non stucca e scorre benissimo, arricchito da alcune scene particolarmente riuscite (la tortura, vagamente ripresa da Pontecorvo, l’arresto dei traditori, solo per citarne due). Interessante poi la figura del capitano, che crede nella buona fede “dei suoi arabi” ed anche nelle scene finali, quando ormai i giochi sono fatti, sembra riconoscere ai quattro un onore che il suo paese non può più riconoscergli.
Da vedere, sperando che il mercato italiano se ne accorga.

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