lunedì 24 aprile 2006

Il Caimano

Autore: Luca Peretti

Com’è noto il protagonista dei film di Moretti e’ quasi sempre Moretti stesso (come attore ma soprattutto come personaggio). Molti hanno avuto la tentazione di interpretare il suo cinema come un cinema autoreferenziale e narcisista. Il suo pregio invece e’ stato quello di saper interpretare i sogni, le speranze, le paure di tutta una generazione che si rispecchiava in una certa sinistra (meglio se romana) dagli esordi (Ecce Bombo o Bianca), passando per La Palombella Rossa fino alla “normale” famiglia borghese de La stanza del figlio. Se fino ad ora l’unico film che si poteva collocare sostanzialmente (e comunque non completamente) fuori da questa linea e’ La messa e’ finita, con Il Caimano Moretti esce da questo percorso ma mai del tutto, compiendo una serie di tentativi nuovi. Infatti il produttore interpretato da Orlando è stato vista da alcuni (tra i quali Mereghetti su corriere.it) come lo stesso Moretti, impegnato-disimpegnato nel fare un film su Berlusconi. Disimpegnato poiché il produttore Bruno Bonomo, un tempo re del trash e dei B-movie, è il primo a non essere convinto a fare un film con una tematica così.

Se ne sentiva la mancanza, e lo si aspettava, un film italiano, non documentario, su Berlusconi. Quello di Moretti poteva (doveva?) essere un film politico, sia perche’ il Silvio nazionale e’ un “politico” e non un pescivendolo, e parlando di lui si scade inevitabilmente nel politico, sia perché “abbiamo bisogno” di questo tipo di film. Poteva essere anche un film non bello, come Farenight 9/11, ma politico, militante, impegnato, cosi’ da risultare quantomeno “utile”. Ma si sa che Moretti non va dietro a nessuna regola, tanto meno a quelle di un cinema politico anni ‘60-’70 ormai non più di moda. E così Il caimano è tanti film in uno. Prima di tutto e’ la storia di un produttore (il bravissimo Silvio Orlando) in crisi economica ed identitaria, a cui piove addosso una sceneggiatura (che accetta senza aver letto) per fare un film su Belusconi: film quindi sulla difficolta’ di fare film oggi in Italia, poi su una mucciniana crisi di una coppia di mezza eta’ (con la brava Buy purtroppo ingessata nel solito ruolo), con sullo sfondo lo sfacelo dell’Italia berlusconiana. Ed in più l’accenno lesbico che fa tanto political correct, la star ignorante che va tanto di moda (interpretata da Placido), il produttore straniero, e via con una serie di luoghi comuni (indubbiamente voluti, è Moretti!). In questo grande, discontinuo e confusionario calderone, le scene con Belusconi interpretato da De Capitani sono le peggiori, un museo delle cere ambulante che ricorda vagamente Il Caso Moro di Ferrara (piu’ volte citato, direttamente, ne Il Caimano), con la differenza che qui non c’e’ nessun Gian Maria Volonte’.
Non mi e’ piaciuto il Caimano, ma non riesco a convincermi di questo fatto. Anche perche’ il finale e la prima scena, quella del matrominio, sono da “puro divertimento morettino”, e colpiscono nel segno. Il resto, e’ pura noia. O forse sono semplicemente io che non ho afferrato il sottile gioco di contraddizioni e intrecci che questo Moretti non piu’ eccebombiano (e sarebbe possibile nel 2006?) ci propone. Che sia mio il problema?

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