domenica 19 marzo 2006

Jarhead

Autore: Lorenzo Riccò

Titolo Originale: Jarhead, Regia: Sam Mendes

Interpreti: Jake Gyllenhaal, Jamie Foxx, Peter Sarsgaard, Jacob Vargas, Skyler Stone, Wade Williams, Katherine Randolph, Chris Cooper
Durata: h 2.03
Nazionalità: Usa 2005
Genere: drammatico

Jarhead: testa di barattolo. Così si autodefiniscono i marines nella spiegazione della recluta Swofford (Jake Gyllenhaal) all’ inizio del film. Tratto dal libro dell’ omonimo soldato sulla prima guerra del golfo ed edito nel 2003, racconta l’ arruolamento nel corpo dei marines e la successiva spedizione militare nel deserto del Kuwait. La prima parte del film illustra l’ addestramento del protagonista e del suo gruppo, sotto il comando del sergente Siek (Jamie Foxx), le dure prove, il cameratismo, argomenti che il regista Sam Mendes (autore del celebre “American Beauty”) affronta citando abbondantemente “Full Metal Jacket”, per esempio nella poesia sul fucile, nelle offese del comandante e anche in alcuni ruoli psicologici dei personaggi. Il decollo arriva con la seconda parte del film: i soldati vengono trasferiti in mezzo al deserto, aspettando una guerra fantasma che, almeno per la fanteria, non arriverà mai, ricordando la tematica del “Deserto dei Tartari”, dove la battaglia è l’ unica speranza per condurre un’ esistenza eroica, metafora della grande occasione. Diverse però, sono le opinioni dei personaggi, chi si è arruolato per sfuggire alla prigione, chi per mantenere la propria famiglia, chi come il protagonista, perché derivava da una tradizione familiare, chi come il tenente perché trova questo lavoro inebriante ed è in qualche modo “malato della guerra”. Tutti però, sono persone comuni, che si trovano coinvolti in una durissima prova psicologica che sarà il retaggio della guerra: “Chi impugna un fucile, lo vedrà sempre nelle sue mani, quando si apre una Coca-Cola, quando cambia il pannolino ai suoi figli. Quando finalmente arriva la guerra i nostri marines si mettono in marcia, ma ironia della sorte, non uccideranno neanche un nemico e le uniche perdite che avranno saranno date dal fuoco nemico degli aerei, soli protagonisti di un conflitto del genere, dove la fanteria risulta inutile. E quando Swofford sta finalmente per sparare un colpo, gli trema la mano, non riesce a credere che sia arrivato il momento. Molto belle alcune scene di questa parte, i pozzi di petrolio vanno in fiamme e i soldati sotto una pioggia di petrolio trovano moltitudini di corpi carbonizzati, ricordando l’ inferno bruciante di “Apocalipse Now”; oppure la straniante partita di football con le tute anti-gas a 45 gradi di temperatura…Un’ opera affascinante insomma, abbastanza mediocre nella prima metà dove gli ammiccamenti a Kubrick sono troppo invadenti, ma che evita di schierarsi sulla guerra e piuttosto di darne una visione psicologica che sottolinei lo stato d’ animo dei soldati, sperduti in un paese straniero, lontani dai loro affetti a combattere contro un nemico inesistente senza comprenderne le cause. Ah già, ma questo non accade anche adesso, in Iraq?

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