lunedì 20 febbraio 2006

Slayer: Seasons in the abyss

L’album dell’ineluttabile. Così si potrebbe ermeticamente definire “Seasons in the abyss”, vero capolavoro del quartetto californiano.
Con ormai più di 15 anni sul groppone, “le stagioni nell’abisso” riescono ancora ad essere terribilmente graffianti, claustrofobici, intensissimi nella loro cupezza. Al centro delle lyrics della band c’è l’uomo, un uomo colto nel disagio della vita, detenuto dalla sua stessa esistenza; l’essere umano non può evitare niente, tutto ciò che gli accade è negativo, scuro, triste, devastante e devastato. Il tentativo di sopraffare l’altro sembra la sola spinta vitale del mondo. A livello musicale, la pesantezza è quella tipicamente slayerana, mentre la solita velocità di Araya & co. si abbassa, lasciando spazio a melodie più malinconiche e malate, preferite in questo caso alla cattiveria dei works anni ’80. I cambi di ritmo sono sempre una cifra del four-piece, come i vertiginosi assoli di pura tecnica. Il cantato si imposta su un’impronta più lineare e “scream” rispetto a quanto ascoltato in “Reign in blood” o nel più recente “God hates us all”; Lombardo poi dà prova di essere eccelso anche a condizioni di velocità meno proibitive. Una sorta di inversione di tendenza dunque, che non ha però per niente snaturato quelli che sono i dogmi della poetica dei nostri: bastardaggine, metallo pesante e riff cattivi come un morto. “Dead skin mask” e “Seasons in the abyss” sono le vere perle di questo album (notare come proprio questi pezzi si aprano con passaggi molto lenti e arpeggiati davvero insoliti per la band), assieme alle superbe “War ensemble” e “Spirit in black”. Album fondamentale nella discografia degli Slayer, semplicemente impedibile.

Tracklist:
1. War ensemble
2. Blood red
3. Spirit in black
4. Expendable youth
5. Dead skin mask
6. Hallowed point
7. Skeletons of society
8. Temptation
9. Born of fire
10. Seasons in the abyss

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