venerdì 17 febbraio 2006

Romanzo criminale

Regia: Michele Placido
Con: Kim Rossi Stuart, Pierfrancesco Favino, Anna Mouglalis, Stefano Accorsi, Claudio Santamaria
Genere: Drammatico
Italia
2005
152 min

Il Libanese, il Freddo, il Dandi, sono i capi della banda della Magliana, che per 25 anni ha sparso il terrore in Italia. Durante questo periodo, attraverso tutte le vicende italiane come il terrorismo degli anni '80 e Mani Pulite, il commissario Scialoja si mette alla caccia della banda. In un suseguirsi di tradimenti, omicidi e amori, i quattro personaggi, dovranno fare i conti con se stessi e con le forze che dall’alto manovrano i loro destini.

Sorprendente ritorno del regista-attore, che tutti aveva deluso con il, fischiato “Ovunque Sei”.
Da un romanzo di Giancarlo De Cataldo, Placido sforna, insieme a Rulli e Petraglia (Le Chiavi di Casa, La Meglio Gioventú) una sceneggiatura che riconduce subito, a quella de “Quei Bravi Ragazzi” di Pileggi-Scorsese. Il tema dei raggazzi di strada, le loro debolezze, la loro condizione di eterna sudditanza nei confronti della mafia (e non solo), riconduce “ Romanzo Criminale”, ad un cinema di genere, da sempre snobbato all’interno del panorama italiano.
Le sue radici sociali, politiche e culturali sono peró, assolutamente italiane, per i frequenti riferimenti alle vicende che scossero la prima Repubblica; e romane per una specifica caratterizzazione della vicenda, e in particolare per un sentire comune dei personaggi, tipico della capitale.
Il regista mette molta carne al fuoco, e in alcuni momenti, in particolare nella seconda parte, il film soffre di una caduta di tono all’interno della narrazione; nella sua interezza peró, la lodevole maestria di Placido nell’orchestrare con perfetta sintonia movimenti di camera, tagli di montaggio e musica, conferisce al prodotto una forza di stile, ormai rara nel cinema italiano.
Molti gli attori al massimo delle loro qualitá: un Santamaria talentuoso e perfetto per la parte e un Rossi Stuart, umorale e cupo come non si era mai visto; ma il vero fenomeno é sicuramente un Pierfrancesco Favino fuori dal comune, che sfruttando a pieno le proprie qualitá mimiche ed espressive, dipinge il declino di un ‘“imperatore” della strada, che incarna perfettamente lo spirito di una “classe”, ormai destinata a cadere sotto il peso delle proprie ambizioni.

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