venerdì 17 febbraio 2006

La tigre e la neve

Titolo orig.: La tigre e la neve
Produzione: Italia, 2005
Genere: Commedia
Regia: Roberto Benigni
Cast: Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Jean Reno, Tom Waits
Musica: Nicola Piovani
Sceneggiatura: Roberto Benigni e Vincenzo Cerami
Durata: 1h e 58 min.
Distribuzione: 01 Distribution

Attilio è un poeta, docente di poesia in una università per stranieri a Roma. La guerra in Iraq non è ancora scoppiata, anche se si comincia già a respirarla. Attilio sembra vivere in un mondo tutto suo, in una dimensione letteraria dove il sogno incontra l’amore, quello per una donna che non riesce a raggiungere.

Inaspettato ritorno del piccolo diavolo Benigni; in seguito al fiasco di Pinocchio, torna alla ribalta con un sincero ed ambizioso film sulla speranza, la poesia, l’amore.
Ci sono registi pretenziosi, ci sono registi controversi, ci sono registi furbi e ci sono registi,come nel caso del nostro Roberto, semplicemente sinceri. Questa particolare qualità può apparire, stò parlando ovviamente all’interno del contesto cinematografico, un’arma a doppio taglio; di fatto questa può trasmettere una forte emozione, come nel caso de La Vita è Bella, come risultare troppo retorica e prolissa se non messa in forma di metafora attraverso un linguaggio cinematografico che la renda maggiormente godibile e ahimè più furbescamente emozionante.
La Tigre e la Neve soffre proprio di questo, di sincerità.
Bisogna però fare un’altra osservazione; per gran parte della sua carriera cinamatografica, Benigni ha creato il suo personaggio ispirandosi al grande Charlot, omino tra le nuvole e un po’ sfigato, sempre travolto da eventi terribili, che con la sua inconsapevolezza del mondo dipingeva una veritiera metafora della condizione umana. Nel film in questione, questo aspetto viene proposto solamente nell’episodio ambientato a Bagdhad, che forse rappresenta, con la sua forza poetica ed il senso di speranza che trasmette, la vetta del cinema di Benigni, che crea qui il suo personaggio più drammatico, quello di un poeta iracheno (un bravissimo Jean Reno) ormai travolto dagli orrori del mondo il quale finisce per uccidersi.
Il personaggio di Attilio invece è il suo perfetto opposto, Il suo amore per la vita è più forte di qualsiasi guerra, tanto da dire che “da morto mi ricorderò di quando ero vivo” cercando di trovare la speranza anche dove sembra impossibile.
Purtroppo però, come gia specificato prima, il film cade quando Benigni cerca in tutti i modi di scoprire le proprie carte senza un minimo filtro che le renda sostenibili, gettandosi in sproloqui senza fine non aiutati certo dalla ormai statica presenza della Braschi.

0 commenti: