lunedì 16 gennaio 2006

Velluto blu

itolo originale: Blue Velvet, paese: Usa, genere: Drammatico, Thriller, regia: David Lynch, sceneggiatura: David Lynch, protagonisti: Kylie Maclachlan, Laura Dern, Isabella Rossellini, Dennis Hooper, anno: 1984

Quello che più si ama di David Lynch è forse l’ amaro che lascia in bocca alla fine dei suoi film. Avete in mente lo sbigottimento davanti a “Eraserhead”? O l’ irresolvibilità di “Mulholland Drive”?..Per chi non lo conoscesse, questa recensione vuole essere un incentivo alle sue visioni, a scoprire come ormai il termine “lynchiano” sia caratterizzante per molte stranezze e ambiguità cinematografiche.
“Velluto blu” come tutti i film del regista americano è molto affascinante, pieno di rimandi e inquietudini, ma è a tutti gli effetti un thriller, con un suo inizio, un mistero da risolvere e una sua conclusione, addirittura forse prevedibile. Un giovanotto (kyle Maclachlan), camminando in un prato, trova un orecchio umano che consegna prontamente a un detective suo vicino di casa, padre della bella Sandy (Laura Dern). La voglia di investigazioni del giovane lo porterà a rischiare la pelle, ammaliandosi della conturbante Dorothy (Isabella Rossellini) e scontrandosi con il criminale Frank (Dennis Hooper, peraltro superlativo in questa parte) scoprendo però, un giro torbido di sesso perverso, rapimenti e droga, che finirà col spargere del sangue. Un giallo dunque, dai toni profumatamente noir, dove la verità da scoprire, si porta dietro un bagaglio ben più profondo di sfumature rispetto al mistero principale, il quale però non è l’ interesse principale del regista, che ci sbalordisce con un’ ottima calibrazione dei toni (l’ appartamento della cantante, l’ uomo in giallo ecc.), colori che sono ipperealistici, siliconati nel raffigurare il quartiere “americano tipo” (chi si ricorda “Edward Mani di Forbice”?). E’ proprio quello che sta sotto il velo di realtà che interessa Lynch, le passioni torbide, i mutamenti psicologici; sotto questo punto di vista, possiamo prendere come frase chiave del film la risposta che da il giovane alla sua fidanzata: “Scoprirai presto se sono un pervertito o in detective”. Tra l’ altro quello che sta in superficie appare piatto, come l’ amore collegiale, o i dialoghi che sfiorano volutamente il patetico. Alla fine “l’ esperienza profonda” tanto cercata dal giovanotto sembra non aver scalfito l’ apparenza e un pettirosso si posa sulla finestra; ma non era proprio quell’ uccello elemento di un sogno e tutto il film non è stato forse una “zoommata” dentro l’ orecchio, l’ oggetto stesso che ha fatto incominciare il mistero? Ecco questi sono elementi “lynchiani”, quelli che ti lasciano domande dall’ inizio alla fine e lanciano i suoi film nel cult.
Da sottolineare la colonna sonora, con la struggente voce di Isabella Rossellini che canta “Blue Velvet”.

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