sabato 21 gennaio 2006

Niente da nascondere

Titolo originale: Caché Nazione: Francia, Austria, Germania, Italia Anno: 2005 Genere: Drammatico, Thriller Durata: 117' Regia: Michael Haneke Cast: Juliette Binoche, Daniel Auteuil, Maurice Bénichou, Annie Girardot, Bernard Le Coq Produzione: Les Films du Losange, BIM Distribuzione, Wega Film, Bavaria Film, Le Studio Canal+ Distribuzione: Bim

Georges è un’intellettuale parigino appartenente al ceto medio che conduce con successo una trasmissione televisiva sulla letteratura. La sua vita piena di certezze, viene improvvisamente turbata dall’arrivo di messaggi violenti e infantili accompagnati da numerose videocassette contenenti lunghe riprese dell’abitazione nella quale vive. Seguendo una pista di indizi, Georges si ritrova nella casa di un uomo straniero di mezza età; il misterioso personaggio si rivela essere il bambino che la famiglia del protagonista aveva adottato molti anni prima, ma che, a causa di una bugia di Georges era stato portato in collegio.
In un susseguirsi di misteri e bugie il protagonista si renderà conto delle terribili conseguenze del suo gesto.
E’ stato definito il miglior film europeo del 2005 e sono pienamente d’accordo; ottimo esempio di cinema nel quale la regia gioca un ruolo completamente evocativo e non narrativo. Haneke rivela il suo notevole talento nel dirigere il tempo e lo spazio conferendo al contesto visivo un ruolo simbolico ed espressivo.
Le pareti della casa di Georges sono completamente ricoperte di libri dai costoli quasi tutti bianchi, anche la scenografia della sua trasmissione televisiva contiene questo elemento; il salotto è spesso scenario di colloqui tra la famiglia di Georges e loro amici; uno degli invitati inizia un racconto che cattura l’attenzione di tutti, ma che si rivelerà in seguito un semplice gioco di parole senza il minimo significato. Ecco quindi come il giallo inquietante si trasforma in una critica ai valori borghesi, messi subito in difficoltà da eventi inspiegabili, mossi da un’entità che fino alla fine rimane sconosciuta; ma è proprio qui che l’“occhio” del regista, fatto di inquadrature statiche e interminabili, simili a quelle della videocamera che spia la famiglia, si trasforma in una sorta di oracolo che tutto vede.
Come il titolo suggerisce, Georges dice di non avere niente da nascondere, mentre quella bugia infantile così lontana, che lui quasi ha dimenticato, ecco che assume un significato semi religioso, come un peccato inconfessabile che prima o poi non potrà che venire a galla portando con sé il dolore che aveva provocato.

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