martedì 10 gennaio 2006

Il grande Lebowski

Autore: Pietro Ortolani, Vicedirettore esecutivo 4rum.it

So che le premesse sono noiose, ma a volte risultano indispensabili: “Il grande Lebowski” è uno dei miei film preferiti. Il sottoscritto venera questo film al di là di qualsiasi raziocinio e lo conosce praticamente a memoria. Per questo, quella che leggerete non è una recensione obiettiva e professionale, ma la dichiarazione d’amore (o la farneticazione, forse) di un appassionato.
Jeff Bridges interpreta Jeffrey Lebowski, detto “Drugo”, pigrissimo hippy disoccupato che passa la sua vita tra “una partita al bowling, un giro in macchina e un trip d’acido quando capita”. Mentre la prima guerra del Golfo occupa le pagine dei giornali, la tranquilla esistenza di Drugo viene sconvolta da uno scambio di persona: il poveretto viene preso per un suo omonimo, un cinico miliardario paraplegico, la cui giovane moglie sembra essere stata rapita. Drugo si trova suo malgrado coinvolto nella faccenda e dovrà improvvisarsi investigatore privato: riuscirà a salvare la pelle?
La trama, intricatissima e piena di colpi di scena, è un atto d’amore dei fratelli Coen verso il noir alla Chandler, verso il vecchio modo di raccontare le storie poliziesche: c’è un detective che si trova coinvolto in un’enorme macchinazione, e può contare solo sulle sue forze per scoprire chi sta tentando di incastrarlo. L’elemento comico sta nella sostituzione del protagonista: al posto di un cinico Marlowe, qui, c’è un capellone fuori tempo massimo, che passa le giornate a fumare nella vasca da bagno.
Nel corso della sua avventura, Drugo incontrerà una sconfinata galleria di esilaranti personaggi: anzitutto, i suoi amici Walter e Donnie. Walter (John Goodman) è un reduce del Vietnam sciroccato, ultrareazionario, che non perde occasione per menare le mani e per raccontare i suoi aneddoti di misconosciuto eroe di guerra. Nonostante le profonde differenze ideologiche, Walter è il migliore amico di Drugo, grazie alla comune passione per il bowling, l’ozio e i drinks. Donnie (Steve Buscemi) è un ex campione di surf ritardato, legato a Drugo e Walter da uno strano rapporto di amicizia, ammirazione e sudditanza psicologica. Poi, c’è Jesus Quintana, il temibilissimo avversario di Drugo nel torneo di bowling: messicano spaccone, mago dei birilli e sospetto pedofilo, Jesus è interpretato da un grandioso John Turturro. Ma questo microcosmo ancora sarebbe nulla: nel corso della sua avventura, Drugo si imbatterà in Maude Lebowski (artista concettuale iperfemminista, interpretata da Julianne Moore), in Jackie Treehorn (pornografo senza scrupoli, interpretato da Ben Gazzara), in un misterioso cowboy senza nome (il narratore della vicenda, interpretato da Sam Elliot), in un ex-sceneggiatore televisivo in coma irreversibile, nonché in tre cyberpunk nichilisti di origine teutonica, capeggiati dal magnifico Peter Stormare.
“Il grande Lebowski” mischia abilmente il cliché del poliziesco classico (la voce fuori campo, i continui voltafaccia, l’intreccio di sesso e morte) con l’estetica del nuovo pulp (l’uso comico della violenza, i tocchi surreali, i dialoghi stranianti). Sono moltissime le ragioni per le quali dovreste correre in videoteca: le battute memorabili, le raffinate citazioni, i sogni strampalati di Drugo, la musica irresistibile. E poi, tutto è accompagnato dalla classe dei fratelli Coen, che in quest’opera sono al loro meglio: davvero splendidi, ad esempio, i close-up che accompagnano i titoli di testa.
Che dire: Drugo sarà anche un perdente, uno sbandato, ma è difficile non volergli bene. Non a caso, tutti gli altri personaggi lo sfruttano in qualche modo, intuendo il suo enorme potenziale di umanità e il suo senso di giustizia. Insomma, per citare la battuta conclusiva: “è bello sapere che in giro ci sono persone come lui”.

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