martedì 31 gennaio 2006

“Dig!”: Quando l’indie rock era davvero indipendente

Autore: Pietro Ortolani, Vicedirettore esecutivo 4rum.it

A metà degli anni ’90, mentre le radio impazziscono per il rock epico stile Pearl Jam, un gruppo di ragazzi si mette in testa di dare inizio ad una rivoluzione musicale, recuperando in chiave postmoderna le sonorità “sixties” di Beatles e Rolling Stones. Di qui parte “Dig!”, documentario dell’originale filmmaker Ondi Timoner, vincitore del Gran Premio della Giuria al Sundance 2004, da poco disponibile in dvd. Il film si concentra sul rapporto di amore ed odio tra Anton Newcombe e Courtney Taylor, leaders rispettivamente dei Brian Jonestown Massacre e dei Dandy Warhols. L’osmosi creativa tra le due band, legate inizialmente da un rapporto di entusiastica collaborazione e di totale condivisione artistica ed esistenziale, si interrompe quando i Dandy Warhols diventano un gruppo famoso, da copertina patinata, mentre i BJM rimangono schiacciati dal protagonismo del geniale Anton.

Documentari come questo hanno l’enorme pregio di risultare assai godibili anche per chi è del tutto disinteressato alla musica, vista l’abilità con cui la regista si concentra sui sentimenti dei diretti protagonisti. Rimarrà deluso, invece, chi desidera approfondire la conoscenza di una band davvero underground come i BJM: la musica resta in secondo piano, a fare da sfondo alle vicende umane.

I 110 minuti della pellicola scorrono veloci, ripercorrendo sette anni di vita vissuta, tra amori tormentati, montagne di droga, colossali risse e splendido rock’n’roll. Davvero insolita, per un documentario, la naturalezza con cui i due gruppi permettono di essere ripresi in situazioni crude ed esplicite, come ad esempio un party a base di cocaina. Protagonista assoluto è l’irruento, talentuoso, nevrotico, carismatico Anton Newcombe: come una sorta di Re Mida dell’indie rock, Anton influenza ed ispira tutti quelli che gli stanno vicino, che spesso poi otterranno un ottimo successo (oltre ai Dandy Wahrols, è passato per l’esperienza BJM anche Peter Hayes dei Black Rebel Motorcycle Club). Solo i BJM, incapaci di piegarsi alle regole del mercato, rimangono nell’ombra di un modesto successo di nicchia.

Che dire: questa è gente che se l’è davvero spassata. Difficile scordare certi episodi: uno su tutti, Newcombe che, nel bel mezzo di un concerto, tira un calcio in faccia ad un fan che si è permesso di criticarlo. Alla faccia del politicamente corretto.

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