mercoledì 25 gennaio 2006

Beavis and Butt-head: la generazione sprecata

Autore: Pietro Ortolani, Vicedirettore esecutivo 4rum.it

Due ragazzi orribili, magri, cattivi e stupidi sprecano la loro vita davanti a MTV, in cerca di video heavy metal. Per i lettori più giovani sembrerà impossibile, ma era solo ed esclusivamente questa la trama di “Beavis and Butt-head”, con ogni probabilità il primo cartone animato esistenzialista della storia della televisione, trasmesso a metà degli anni ’90 dalla stessa MTV. La ricetta è semplice: i siparietti animati, ambientati sull’immancabile divano sfondato, si alternano a video musicali di infima qualità, commentati dalle stranianti voci off.
A mio parere, “Beavis and Butt-head” rappresenta un irripetibile, geniale, brachilogico ritratto di una generazione. Disinteressati alla politica, privi di ambizioni, paralizzati di fronte alle sfide della vita, Beavis e Butt-head si rifugiano in un mondo parallelo, in cui si immaginano cattivi, misogini, “bastardi” e vincenti. E invece, sono solo due ridicoli mingherlini brufolosi, nervosi e per nulla simpatici. Il nichilismo del duo si riflette nelle scelte musicali, in pieno stile “metal militia”: Metallica ed Ac/Dc diventano delle mercificate divinità pagane, perennemente osannate con putrescenti t-shirt.
“No future”, cantava qualcuno già vent’anni prima. E nessun futuro, certamente, può avere una generazione che cresce nell’assoluta assenza di conflitto, di tensione etica, di speranza. Kurt Cobain incarnò questi concetti in maniera tragica, vivendoli sulla propria pelle. Un’opera come “Beavis and Butt-head” ci porta alla scoperta di queste desolazioni usando l’arma dell’ironia straniante, del cinismo. Si ride, certo, ma sono risate amare. E’ una sensazione davvero bizzarra: guardare la tv per vedere altre personaggi, non troppo dissimili da come noi siamo o siamo stati, che a loro volta guardano la tv. Personaggi che non fanno mai nulla: questa è l’essenza della serie. Emblematica, a proposito, la scena in cui i due ragazzi bevono decine e decine di lattine di birra, lamentando un’ubriachezza prossima al delirio: scopriranno, poi, che si tratta di birra analcolica. Una generazione cresciuta con l’inganno, ed appassita su se stessa.

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