mercoledì 28 dicembre 2005

Slayer, “Reign in blood”

Autore: Barone Birra

Picasso ha necessitato di una tela di 349,3 X 776,6 cm. per dar vita a “Guernica”; Dante ha impiegato ben 100 canti per scrivere la sua “Divina commedia”; ma la magnificenza artistica non coincide sempre con magnificenza di dimensioni: gli Slayer hanno impiegato solo 30 minuti e 45 secondi per comporre l’inno più estremo alla cattiveria: “Reign in blood”. Chi poteva, se non Tom Araya e compagni, toccare vette tanto alte, fondendo con sapienza certosina la grezzevolezza e i tecnicismi più eccelsi? Chi poteva pensare, nel lontano 1986, che a 20 anni di distanza milioni di 14enni, alle prese con la loro prima chitarra, aspirassero ad imparare come pezzo d’esordio “Angel of death”? Hanneman e King sembrano discesi dall’Olimpo a deliziare gli uomini con riff leggendari (dando prova di essere impeccabili anche in situazioni di velocità siderale) ed assoli devastanti; Lombardo, ispirato come non mai, sferraglia su rullante e piatti come un dannato, e, sebbene non ci crediate, il pedale della cassa non è in automatico; Araya poi dà il suo meglio con una voce a dir poco malata, degna del più lancinante disagio umano. Il disco presenta capolavori come “Post mortem” e “Raining blood” (geniali perfino nei giochi di parole…), il cui attacco è ormai una pietra miliare del thrash metal; i cambi di ritmo sono semplicemente perfetti, e, ricordiamoci, tutto in 30 minuti e 45 secondi: tanto per intendersi, due pezzi da novanta dell’album, come “Piece by piece” e “Necrophobic”, durano meno di due minuti e mezzo. A livello tematico, i buoni vecchi Slayer parlano di tutto ciò che è malvagio, perverso e demoniaco, per quella che si può davvero definire un’opera di estetica del male, e specialmente criticano qualsiasi buonismo ipocrita, soprattutto di stampo religioso; nonostante ciò, le lyrics non scadono mai nella banalità e nella superficialità con cui spesso, in ambito thrash e death metal, tali argomenti vengono affrontati. Che dire? “Oldies, but goldies, but bastardly goldies!”

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