giovedì 8 dicembre 2005

Il gusto dell'anguria

di Tsai ming liang

Orso d’argento e menzione speciale per il contributo artistico Festival di Berlino 2005

Angurie per interposta persona

In tempo di grave siccità la televisione cerca di suggerire diversi metodi per risparmiare acqua e propone di bere succo di anguria al posto dell'acqua… ma ognuno ha i suoi modi di procurarsi l'acqua. Shiang-chyi raccoglie le bottiglie vuote e le riempie con l'acqua rubata nei bagni pubblici e Hsiao-Kang, diventato un attore porno, si arrampica sui tetti in piena notte per farsi un bagno nella poca acqua che trova nei cassoni. Sopravvivere è difficile, ma la solitudine è ancora più dura. Si può definire piuttosto bizzarro il nuovo film di Tsai Ming-Liang.La sceneggiatura è una mistura di musical, commedia sentimentale e pornografia più diretta. Il gusto dell'anguria è un film sul corpo, ritratto nel suo lato più crudo e materiale e sulla solitudine come condizione esistenziale. I protagonisti non comunicano tra di loro e gli unici veri dialoghi avvengono sul set dei film pornografici in cui recita Hsiao-Kang, dialoghi meccanici, privi di passione, come gli atti sessuali che vengono consumati davanti alla macchina da presa. Il tema dell'anguria è ambivalente: se può essere un (davvero insolito) strumento di sesso, il suo succo ne fa il dono ideale per una popolazione assetata di qualsiasi cosa. In certi momenti il frutto in questione sembra essere perfino il veicolo sostitutivo di esperienze che non si è in grado di vivere in prima persona. La disperazione della pellicola, benché smorzata da arditi intermezzi erotici e colorate scene di musical è trascendente, come del resto lo è il travolgente finale con il coito conto terzi e il viso affondato nel sesso. La desolazione finisce così per essere costante di questo impero dei sensi in cui il volto è davvero uno specchio di emozioni negate. Sulla scia del precedente «The Hole», Il gusto dell'anguria è un esperienza visiva ed emotiva con la quale lo spettatore fatica a sintonizzarsi.

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