lunedì 26 dicembre 2005

A History of Violence

Autore: Francesco Zavattari - Direttore di 4rum.it

La pacata potenza dell'ultimo "Cronenberg"

In una classica cittadina americana, vive Tom Stall (Viggo Mortensen). Bello lui, bella la moglie (Maria Bello), con due figli, un maschio adolescente e una femmina di 5 o 6 anni. In breve, il sogno americano. Tom è il padrone di una tavola calda dove un giorno avviene un tentativo di rapina da parte di due uomini. I malviventi non si accontentano dei soldi offerti dal proprietario e avanzano una serie di violenze che avrebbero portato alla morte di uno dei presenti. Tom si vede costretto a risponde con l’unica soluzione possibile in quel caso; L’omicidio di entrambi. Da un media all’altro la cosa fa il giro degli Stati Uniti e Tom Stall diventa un eroe.
La notizia però arriva anche a Philadelphia alle orecchie di personaggi di spicco della mala, fra cui il fratello di Tom stesso che si scopre aver avuto una “seconda vita” precedente a quella attuale, ricca di omicidi e atti criminali. Un gruppo di scagnozzi guidati da Carl Fogarty (un ottimo Ed Harris) gli daranno la caccia finché.. A questo punto è lecito vedere il resto sullo schermo.
“A history of violence” è questo ma è soprattutto un film di Cronenberg, un regista capace di rendere interessanti sceneggiature spinose e non sempre semplici da realizzare.
La composizione è pacata, con una montaggio mai frenetico come a voler dire che per rendere bene la Violenza con la “V” maiuscola, quella fisica e psichica che Cronenberg ben analizza, non importa fare un film come Blade o XXX.
Lo stile è inconfondibile, soprattutto per quanto riguarda i pochi ma sufficienti particolari truci come i volti dilaniati o i nasi distrutti. Tutto ciò, pur mostrandosi con una meticolosa e cronenberghiana dovizia di particolari, non scade mai nella ripugnanza più gratuita e mantiene la sua dignità quale elemento portante della narrazione, com’è giusto che sia.
Il retrogusto concettuale della storia è molto intrigante già nel romanzo scritto e viene riproposto onestamente nelle versione di celluloide. Qui si parla di remissione e di ciò che ne è o ne dev’essere di una persona che ha sbagliato ma che adesso vuole uscirne pulita.
C’è un assoluto bisogno di vederlo e rivederlo per meglio interpretarne le multiformi sfumature, per meglio calarsi non in uno, ma nei vari personaggi e chiedersi “e io? Come mi sarei comportato?”, cercando poi di rispondersi onestamente, ma A history of violence è un film che ipnotizza e cattura col suo sussurro già dal primo incontro.

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