domenica 11 dicembre 2005

The Cremaster Cycle

Autore: Lorenzo Riccò

di Matthew Barney

“La scatola d’ oro del muscolo genitale”

In questi ultimi anni il “Cremaster Cycle”, ha attirato su di sé un’ attenzione mediatica senza precedenti nel mondo dell’ arte e non solo, creando scalpore e facendo discutere con una tale risonanza da finire quasi nel passaparola, nel gossip. Il suo creatore Matthew Barney è stato glorificato dalla critica mondiale, un coro più o meno unisono si è alzato per cantarne le lodi, creandogli attorno un alone di curiosità e di mistero, fatto molto insolito per un “artista da museo” che forse non si riscontrava dai tempi di Andy Warhol. Se in più ci aggiungiamo che è il compagno della cantante Bjork, la sua figura entra in a pieno diritto nello star-system. Molto si è detto su Matthew Barney: che è sato medico, ex modello, ex giocatore di football, laureato a Yale, nonché videoartista, così tanto da sconfinare nella leggenda, dal non distinguere più il vero dal falso, con il risultato di un’ enorme promozione. Il suo Cremaster ha ricevuto numerosissimi premi e nel 2003, addirittura una retrospettiva al Guggenheim di New York, avvenimento ancora inedito per un artista vivente. Questo articolo non vuole esserne un’ indagine approfondita, né l’ ennesima pubblicità, è solo essere il punto di vista di uno spettatore comune su una delle opere contemporanee più eclatanti e deludenti al tempo stesso.
Eclatante perché non si può negare il fascino visivo dei film, la sua cura ossessiva per i dettagli, per le figure simboliche, che mischiano una sorta di iconografia arcaica, con degli spunti fantascientifici. Deludente perché chiusa in un ermetismo impossibile, per le trame astruse, che badate bene, non hanno niente a che vedere con il cinema surrealista, dove pure lì vi era una incomprensibilità, giustificata però dal sogno; perché rispetto alla sua visione per intero, il povero Fantozzi, quando il suo capo lo costrinse a vedere la “Corazzata Potemkin” andava a divertirsi (con tutto il rispetto per il cinema russo).
Il “Cremaster” è il muscolo che nel corpo umano controlla le contrazioni testicolari, con funzioni primarie nella riproduzione sessuale. Il muscolo testicolare diventà così il significato stesso del ciclo: gli episodi fanno infatti un largo uso di vasellina e gelatine varie, le immagini sono piene di orefizi di ogni genere, tutti i film parlano indirettamente della trasformazione fisica del corpo, analizzata sempre con un occhio scientifico e mai sessuale. La saga è composta da 5 film, usciti in ordine sparso: Cremaster 4 (1994), Cremaster 1 (1995), Cremaster 5 (1997), Cremaster 2 (1999), Cremaster 3 (2002). Come potrete notare, il numero 5 si trova al centro della progressione numerica, così facendo la somma dei numeri alla sua sinistra e di quelli alla sua destra, darà sempre come risultato il numero centrale (4-1-5-2-3).
Nel primo episodio Barney, si traveste da satiro e balla il tip-tap dentro una casa sul mare, mentre fuori un sidecar giallo e uno blu, allegorie dello sforzo sessuale, gareggiano per raggiungere il dominio. In Cremaster 1 invece, la location è uno stadio di football illuminato in rosa; sopra di esso gravita una mongolfiera, dove dentro una donna sotto un tavolo decide con dei chicchi d’ uva le coreografie delle ballerine sottostanti. E’ un teatro barocco che ospita per la maggioranza il quinto film, dove una regina seduta su un trono di orefizi, canta il suo amore per un Barney-Oudini (tra l’ altro mito dell’ artista), con un tono drammatico che caratterizza tutto l’ episodio. Cremaster 2 è esemplare per assaporare lo “snobbismo” di Barney, la trama è ancora più inafferrabile delle altre, racconta (ammetto che l’ ho ricercata su internet) dell’ assassinio di un benzinaio da parte di Gary Gilmore, poi condannato a morte dalla giustizia americana nel 1970 con il ripristino della pena di morte. Prendendo spunto da un avvenimento di cronaca nera, il regista costruisce attorno all’ omicida una genealogia che lo fa discendere dal mago Houdini, e giustifica la sua malattia come uno stato di neutralità fra bene e male e per traslato di indifferenza sessuale tra il maschile e il femminile! Continuando con il 3, che è il più lungo, l’ ambientazione è il Chrisler Building e il Guggenheim museum, il primo è la sede di logge massoniche, nel secondo, un Barney senza denti, deve superare delle prove atletiche scalando i caratteristici anelli del museo, per recuperare la verginità. Queste poche righe sono del tutto insufficienti a descrivere le trame del ciclo, assai più complesse, ma servono per dare una minima idea di cosa sto parlando, anche se i significati stessi dei film sono del tutto irrilevanti, poiché lo spettatore alla fine della proiezione non sa assolutamente cosa abbia visto e il suo senso, ma nonostante questo è rimasto intontito da un pantheon di figure sorprendenti e bizzarre. Come ho detto, è costante in tutto il ciclo il senso delle fisicità della trasformazione del corpo, forse dovuto al passato da atleta del regista, che ci restituisce immagini sicuramente memorabili e innovative, fatte di ballerine, figure antropomorfe e tanto altro ancora. Tuttavia Barney è un inventore di metafore, che sparge e cosparge per tutta la sua opera, confinandola ad un consumo per pochissimi. L’ intero ciclo è stato prodotto dalla gallerista newyorkese Barbara Gladstone e dallo stesso Guggenheim, viene allora da chiedersi se l’ opera sia stata realizzata per il ristretto ambiente che l’ ha concepita, con relativa autocelebrazione finale, dimostrando ancora una volta di quanto l’ arte contemporanea si sia allontanata dallo spettatore, chiudendosi in un ambiente elitario fatto di figure da milioni di dollari.

Quest’ anno al festival di Venezia è stata presentata la sua ultima opera “Drawning Restraint 9” (210 minuti), sostanzialmente un Cremaster 6, dove compare in veste di attrice e compositrice delle musiche, la stessa Bjork.

P.S: un messaggio a tutti i lettori di 4rum, chi avesse capito quel simbolo che compare in tutti i Cremaster, cioè quella specie di ellisse schiacciata con due protuberanze rettangolari, mi faccia sapere.

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