venerdì 11 novembre 2005

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato

Regia: Tim Burton
Attori: Johnny Depp (Willy Wonka), Freddie Highmore (Charlie Bucket), Helena Bonham Carter (Sig.ra Bucket), James Fox (Sig. Salt), Christopher Lee (Padre Di Willy Wonka)
Soggetto: Roald Dahl Sceneggiatura: John August, Pamel Pettler
Fotografia: Philippe Rousselot
Distribuito da: Warner Bros. Italia
Prodotto da: Richard D. Zanuck, Michael Siegel e Brad Grey per Warner Bros., The Zanuck Company, Plan B Films, Warner Bros.

Charlie Bucket è un bambino povero, il cui sogno più grande è quello di visitare la fabbrica di cioccolato di Willy wonka (Johnny Depp), ormai chiusa da anni . Le speranze di Charlie verranno ricompensate, dalla vincita di uno degli introvabili biglietti messi in giro dallo stesso Wonka, il quale permetterà ad un ristretto numero di bambini di addentrarsi all’interno della leggendaria fabbrica. Secondo remake del visionario Tim Burton e sicuramente il più riuscito dei due (l’altro era il Pianeta delle Scimmie). Rispetto all’originale, il suddetto presenta poche ma importanti modifiche, finalizzate a rendere ancora più complesso il personaggio di Wonka, che insieme alle stupefacenti scenografie rappresentano il marchio di fabbrica del regista. Incredibile come Burton riesca ad imprimere in un film già fatto la medesima poetica espressa nelle sue precedenti opere, delineando personaggi che sembrano nati esclusivamente dalla mente del regista. Le affinità con le passate tematiche Burtoniane sono evidenti: ancora una volta si torna a parlare dei bambini, argomento molto caro al regista, e quindi dei grandi, spesso colpevoli nei confronti dei figli. Charlie risveglia in Willy l’importanza del valore familiare, perno della storia e protagonista del poetico finale. Ma il film non si ferma lì, molteplici sono le chiavi di lettura: ricordare ai bambini che il pericolo più grande è rappresentato dalle persone che fingono di volerli bene, e come in Big Fish il bisogno di aggrapparsi alla fantasia per affrontare la vita, caratteristica principale del nonno di Charlie; ma da sottolineare è sicuramente il personaggio di Willy Wonka, forse uno dei più complessi finora mai scritti da Tim Burton; chi rappresenta il proprietario dell’industria dolciaria, se non un Edward mani di forbici cresciuto nel mondo sbagliato che rifiuta la società ma allo stesso tempo non può farne a meno, frustrato da una terribile solitudine autoinflitta? Per ultimo ma non meno importante l’aspetto più tecnico del film, che ancora una volta sorprende per fascino plastico figurativo e per ricchezza d’immaginazione, qualità con le quali il regista non smette mai di sorprendere. Unica nota negativa un uso degli effetti speciali, alle volte eccessivamente “digitalizzato” in alcune scene. Il film rimane comunque un punto di arrivo e allo stesso tempo un tassello che si aggiunge all’opera di uno dei registi più significativi del nostro tempo.

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