giovedì 17 novembre 2005

System of a dowm: Mesmerize

“Mesmerize”, quarta fatica dei System of a down, rientra in un concept-project che si estende su due album, il suddetto “Mesmerize” ed il successivo “Hypnotize”. Le 11 tracks si barcamenano tra il “ah, trovata interessante” ed il “già sentito, e già fatto anche meglio”: il quartetto armeno-americano dà vita infatti ad un album prevalentemente nella media, ma con alcune interessanti innovazioni rispetto ai precedenti, trovando soluzioni melodiche alternative alle granitiche ritmiche di work come “Toxicity”, più prettamente heavy e grind. “Radio video” potrebbe rientrare a pieno titolo all’interno di un futuristico genere “metal-rock steady”, in un apprezzabile connubio tra pesanti distorsioni e andamento in levare (in cui non stonano nemmeno le parti “scream” del cantato); inspiegabile invece in questo senso “Old school Hollywood”, un contorto mix di techno e sferragliate nu-metal. Davvero belle poi le due perle di fine album, “Question!” e “Sad statue”, tanto drammatiche quanto romantiche (argomento, quello degli amori senza lieto fine, molto usato dai SOAD), tra arpeggi semplici ed incisivi ritornelli. Le tematiche sociali e politiche (in questo caso relative soprattutto alle figure più deboli ed abusate del sistema), tanto care al gruppo, non vengono tralasciate, e risaltano particolarmente nei pezzi “B.y.o.b” (e la relativa intro “Soldier side”; “B.y.o.b.” sta per “ Bring your own bombs”, gioco di parole ottenuto modificando la frase “Bring your own beers”, che chiude i volantini delle feste interne ai college americani) e “Lost in Hollywood”: il primo rientra nei classici della band, dove le lyrics di denuncia si accompagnano a riff e doppie casse “simil-trash metal”; il secondo invece presenta atmosfere più rilassate e cariche di tristezza e disagio da emarginati, criticando l’ipocrisia e il finto perbenismo che si respirano per le strade della città del cinema. I restanti pezzi sono più o meno apprezzabili, ma relativamente mediocri. Il cantato si divide ancora tra cantante e chitarrista, ma i canonici “growl” di risposta lasciano spazio a pezzi con meno espressività canora; non mancano nemmeno le vocine “caricaturali”, altra cifra musicale del 4-piece di origine asiatica. Le parti di batterie subiscono indubbiamente un’accelerazione generale, mentre le melodie, sempre in bilico tra chords potenti e passaggi più leggeri, si mantengono lineari e di qualità, ma senza picchi eccelsi. Buon disco dunque, a riprova della capacità dei System of a down di saper mantenere alta la bandiera (non sempre apprezzabile) del nu-metal.

Tracklist:
1. Soldier side
2. B.y.o.b.
3. Revenga
4. Cigaro
5. Radio video
6. This cocaine makes me feel like I’m on this song
7. Violent pornography
8. Question!
9. Sad statue
10. Old school Hollywood
11. Lost in Hollywood

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