domenica 27 novembre 2005

Stanley

Autore: Francesco Zavattari - Direttore di 4rum.it

100° Pezzo pubblicato su 4rum.it

Stanley.

Gertrude (sua madre) probabilmente lo avvertì durante la eiaculazione del marito che il prodotto del suo amore sarebbe diventato un genio. Per questo decise di dargli questo nome.
Conoscete qualcuno che si chiama Stanley? Qualcuno di banale? Non credo e un motivo c’è; unico anche in quello.
Potrei dire che Stanley Kubrick nacque a Manhattam il 26 luglio 1928 e giù, giù una serie di informazioni fino a quella del suo decesso. Per questo ci sono i libri (oltretutto il mercato è attualmente in ribasso). Non farò nemmeno la lista della spesa di tutti i suoi film.
Questo è il 100° articolo del nostro portale e, nel dedicarlo a Kubrick come mia molteplice fonte di ispirazione, dirò soltanto che egli è colui che ha inventato quello che è bello e interessante nel nostro cinema. Dice bene chi afferma che la storia va suddivisa in a.C. e d.C e che la cinematografica va intesa a.K. e d.K poiché a.K. c’era un disperato bisogno che tutto si tramutasse presto in d.K. e quando questo è avvenuto molte cose non sono rimaste le stesse.
Kubrick è l’uomo che ha inventato il rumore/sussurro/rumore prodotto dal parquet/tappeto/parquet dell’Overlook Hotel, percorso da un triciclo giocattolo.
Signori, questo è l’uomo in grado di parlare della bassezza dell’animo umano da un’altezza tanto elevata che solo Shakespeare prima di lui aveva osato raggiungere.
L’estrema genialità è una farfalla femmina che vola radente sopra un lago di banalità. Se le sue ali toccano l’acqua ella annegherà. Kubrick è uno di quelli riusciti a tenere in aria quella farfalla molto, molto vicina a una dimensione popolare/commerciale, ma sempre sublime, impeccabile. Picasso, Warhol, Wilde, Mozart. A volte anche altri sono riusciti a diventare fenomeni Pop grazie a prodotti non propriamente Pop.
C’è chi, con la propria arte, del popolo sfrutta i $oldi e chi, come il nostro in questione, del popolo sfrutta le menti, ghermendone le usuali facoltà di critica e considerazione riguardo a ciò che è bello e a ciò che non lo è. Stanley è uno di questi. Uno che riesce a mostrare al pubblico un film come Arancia Meccanica e ottenere una risposta positiva. Provate ad immaginare lo stesso copione nelle mani di un Muccino de’noarti e capirete come ci sia solo una formula per creare qualcosa di memorabile: l’uomo giusto, nel posto giusto al momento giusto. Stanley, Dio gliene renda merito, era un uomo giusto e direi anche altruista; voi altri che leggete avreste condiviso la ricchezza intellettuale che lui ha voluto condividere con noi? O sareste stati avidi e possessivi? Certo, penserà qualcuno, se condividere la propria ricchezza intellettuale con il mondo fruttasse quanto è fruttato a Kubrick in molti lo farebbero. E infatti molti ci provano ma pochi, veramente pochi riescono quantomeno a seguirne le orme. Spesso sui libri osservo foto di scena, foto tratte dai film, foto degli attimi di vita quotidiana sul set. Ne ho viste a centinaia e fra tutte, quelle che più di ogni altre continuano a rapirmi sono i primi piani di Stanley. Guardo quegli occhietti furbi e un po’ inquietanti comuni al giovanotto di “Paura e desiderio” e al vecchio barbuto di “Eyes Wide Shut”. Guardo quegli occhi e penso “ecco l’espressione dell’uomo che ha migliorato il lavoro di Caravaggio sulla luce, che ha reinterpretato e utilizzato a suo proprio la musica di Beethoven. Ecco colui che meglio di altri ha espresso il cinema come complesso crogiuolo di stile, cultura, arte ed estrema meticolosità”. Molto spesso la straordinarietà assume le forme più comuni e si cela dietro gli occhi più inaspettati.
Ave Stanley, imperatore di un arte che, come noi, ti deve tutta la sua riconoscenza.

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