martedì 1 novembre 2005

Split screen

Autore: Pietro Ortolani

Da sette mesi e nove giorni non vedevo una donna. Le guardavo, per la strada: capelli corti biondi, capelli lunghi rossi; scarpe alte, scarpe basse, scarpe con le molle; seni piccoli, seni grandi e seni enormi. Le guardavo passare da lontano ma non vedevo nessuna, da sette mesi e nove giorni. Suonò il telefono: era una voce femminile. Con molta cordialità, la voce mi disse: - Sono I., la ragazza del liceo. Non ti ricordi? -. Dovete sapere che questa I. era stata, per i cinque anni del liceo, un mio irraggiungibile sogno erotico. - Perché non mi hai mai detto nulla, stupidino? -. Non risposi: ero annichilito. Per quanto ne sapessi, I. non era nemmeno a conoscenza della mia esistenza. E adesso, mi telefonava e mi chiamava “stupidino”. - Non ti preoccupare, possiamo recuperare. Da domani sarò la tua vicina di casa, stupidino. Ti aspetto! -. La mattina dopo mi svegliai alle sei. Andai subito in bagno e mi misi sotto la doccia. Era incredibile: I., la biondina per antonomasia, mi telefonava spontaneamente, per recuperare il tempo perduto. Mi guardai allo specchio: ero un tipo formidabile, non avevo bisogno di chiedere. La fica mi arrivava, copiosa e di prima scelta, a due passi da casa, senza che dovessi preoccuparmi di nulla. Era sufficiente rispondere al telefono, per uno come me. Mentre mi radevo, ripensai alla telefonata: I. mi aveva chiamato dal suo divano rosso, mollemente adagiata e, soprattutto, completamente nuda. Mentre ritoccavo le basette, mi assalì un dubbio: come facevo a sapere che il divano era rosso e che lei era nuda? Cercai di fare chiarezza nel ricordo: ero a casa e il telefono era squillato. Non appena avevo sentito la sua voce, l’immagine si era divisa: da una parte io e dall’altra lei, separati dalla spirale di un cavo telefonico, come in un vecchio film. Allora capii: nella realtà, quando ti telefonano, non ci sono gli split screen. Gli split screen possono esistere solo nei sogni di uno come me, che si droga di cinema degli anni sessanta e non vede una donna da sette mesi e nove giorni. Peccato. Mi sciacquai il viso e tornai a letto.

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