martedì 1 novembre 2005

Soulwax - Any minute now

Autore: Pietro Ortolani - ViceDirettore Esecutivo di 4rum.it

Che cosa succede, di preciso, quando ci si innamora di qualcuno? Di solito, c’è un primo momento in cui si fanno lunghe passeggiate e si parla per ore e tutto sembra meravigliosamente fluttuare come tante nuvolette rosa. Poi, lentamente, cominciano a emergere dei difettucci, delle incomprensioni: cose da niente, s’intende. Eppure, in men che non si dica, vi ritrovate a gridarvi contro e a rompere i piatti sul pavimento, e le nuvolette rosa nessuno sa dove vadano a finire. Ebbene, è proprio questo ciò che è successo tra i giornalisti musicali e la musica elettronica. All’inizio degli anni Novanta, qualsiasi insulso B-side o remix veniva incensato come l’inizio di una nuova era della musica contemporanea, e il rave party più degradato e degradante diventava la nuova Woodstock della generazione chimica. Poi, complici alcuni gruppi “vintage” di indubbio interesse (The strokes, the white stripes, the libertines, e tanti altri the-qualcosa), i giornalisti si sono un po’ stancati di beats sintetici e campionamenti, e hanno cominciato a cercare la next big thing nell’ambito di questo redivivo garage rock un po’ retrò. Succede, così, che l’uscita di un disco come Any minute now dei Soulwax attragga solamente l’interesse di una “nicchia”, ed è un vero peccato. Si tratta, infatti, di un lavoro estremamente ben fatto e ricco di fascino, che combina parti strumentali con pattern prettamente sintetici, suoni distorti con melodie molto lineari. Dispiace, dunque, che il music business tenda a spostare l’attenzione verso fenomeni assai meno interessanti (vedi Bravery o Killers, anche loro con l’immancabile “the” davanti: a chi interessa davvero quella roba?). Concedete un po’ di attenzione a questo Any minute now, che potrà piacervi per la modernità del sound ma anche per la ricca varietà di influssi di cui si nutre: si va dalla tranquilla A ballad to forget a pezzi tirati come NY excuses, senza mai cedimenti o cadute di stile. Molto spesso, a proposito di Any minute now, ho sentito commenti del tipo: “Sì, è un bel disco, ma ci sono troppi suoni sintetici, troppe cose strane”. La mia risposta è la seguente: siete nel 1967, alla televisione ci sono Rita Pavone e Adriano Cementano. Per caso, entrate in possesso di un bizzarro disco senza titolo, con una banana dipinta sopra. Il gruppo si chiama The velvet underground and Nico. Lo mettete sul giradischi e ascoltate. Beh, che ve ne pare? Con le debite proporzioni (ci mancherebbe altro), non sono anche quelle cose davvero strane?

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