martedì 1 novembre 2005

SIN CITY una saga a fumetti

Autore: Lorenzo Riccò

Cosa c’ è di più bello della vendetta per amore? Quando un colosso di muscoli e cerotti, che niente ha avuto dalla vita se non sangue a volontà, decide di far giustizia e uccidere? No, non sto parlando del Punitore, qui la logica Marvel Comics c’ entra ben poco. Nella città del peccato Spider Man non si azzarderebbe mai a saltare di muro in muro, non varrebbe la pena salvare la vita a una vecchietta perché questa conta meno di zero, o aiutare la polizia significherebbe stare dalla parte del crimine. Frank Miller realizza con Sin City la sua opera più grande, l’ estremizzazione di città come Gotham City o New York e personaggi come Batman o Elektra con cui aveva lavorato in precedenza, qui la metropoli è veramente pazzesca o il supereroe, se così si può chiamare Marv, è più che mai problematico (alla faccia di “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”). Sin City uscì per la prima volta in america per la testata Dark Horse dall’ aprile del 1991 al giugno 1992, realizzato in 13 parti a cui fecero seguito, dato il successo, altri volumi. Nel 2005 vi è stato tratto anche un film diretto da Robert Rodriguez (“C’ era una volta in messico”, “Dal tramonto all’ alba”) e dallo stesso autore. Frank Miller è considerato universalmente più uno scrittore che un disegnatore, come lui stesso ha spiegato: “Il disegno è solo il mezzo più economico e veloce per illustrare le mie storie”, per questo negli anni ’80 è stato chiamato dalla Dc comics per rivitalizzare il personaggio di Batman e in seguito anche dalla Marvel Comics per Devil, realizzando storie per adulti che ribaltano il concetto di fumetto. L’ uomo pipistrello del suo “Il ritorno del cavaliere oscuro” è un personaggio controverso: prima di tutto un vecchio con la passione per la violenza. Un istinto primordiale lo riporta a combattere il crimine, ma i suoi metodi eccessivi sono criticati dai media; poi ha la costante del soliloquio, quel pensare ossessivo presente anche in Marv per via della “confusione mentale”, che da ritmo alla storia e presente nel film come la voce fuori campo. I personaggi di Miller sono dei perdenti,dei disadattati, lo era Batman, un povero vecchio che aveva perso la lotta contro il crimine, lo è Marv, un ammasso di violenza e solitudine; soprattutto in Sin City non vi sono sfumature di ruolo o di pensiero, c’ è il bianco e il nero. Uno stile di disegno netto e geometrizzato, perfetto per la filosofia della storia, dove imperversa la battaglia tra la luce e l’ ombra, il bianco e il nero, anche se quello che dovrebbe essere il bene (la chiesa) è il male e Marv, cattivo per eccellenza è al contrario il bene. Questa suddivisione, diranno i benpensanti, questa mancanza di sfumature rende la storia senza profondità; ma il fascino va ricercato nell’ atmosfera noir, nei dialoghi hardboiled e nel gusto che si prova a leggere la storia, un’ immersione che non lascia scampo (per fortuna) alla realtà, così che anche la criticata violenza risulta curativa ed esorcizzata. Il rapporto con il film meriterebbe un’ articolo a parte, basti dire che ricalca alla perfezione il mondo fatto di prostitute armate, teste tagliate, preti cannibali, assassini silenziosi ecc. che tanto hanno reso celebre la saga del peccato.

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