martedì 22 novembre 2005

Primavera, estate, autunno, inverno e ancora primavera

Titolo originale: Bom yeoreum gaeul gyeoul geurigo bom Nazione: Corea del sud, Germania Anno: 2003 Genere: Drammatico Durata: 103' Regia: Ki-duk Kim Sito ufficiale (USA): www.sonyclassics.com/spring

PRIMAVERA: il bambino impara la morte, dopo aver legato un sasso a un pesce, una rana e ad un serpente, il maestro costringe il giovane a portare pure lui un sasso sulla schiena.

ESTATE: nella casa arriva una giovane ragazza malata, per guarire con le cure dell’ anziano maestro e della natura. Il giovane monaco è cresciuto omai, è un adolescente e conosce l’ amore grazie alla ragazza. Quando questa dovrà partire, sarà molto doloroso lasciarla e per questo fugge dall’ abitazione, raggiungendola.

AUTUNNO:
il giovane monaco è ormai un uomo, torna disperato dal suo maestro dopo aver ucciso la moglie che lo tradiva. E’ colmo di rabbia, lo raggiunge però, la polizia per portarlo in prigione, ma prima troverà il modo di riappacificare lo spirito. L’ anziano maestro si uccide.


INVERNO: Un uomo giunge alla casa, è il monaco uscito di prigione, ritrova la vita spirituale, e inaspettatamente giunge una donna che porta un neonato, lasciandolo alla casa.

E ANCORA PRIMAVERA: il ciclo del bambino e del maestro ricomincia. Immaginate questa delicatissima storia ambientata in una casa, al centro di un lago, circondata dalla foresta. Assumerà con la regia del coreano Kim-Ki-Duk, il livello di parabola zen, o più in generale di metafora della vita umana. Io stesso ho paura a usare questi termini in una recensione, c’ e il rischio di ingigantire, di sparlare o al contrario di banalizzare una qualche opera, ma vedendo “Primavera, estate, autunno inverno e ancora primavera” non posso usare un'altra parola. Il regista, con questo film viene definitivamente consacrato dalla critica, dopo i successi di film come “L’ isola” o “Indirizzo sconosciuto”, ma sorprende saperne anche la vita: nasce in Corea, a Bonghwa, a nove anni si trasferisce a Seul, a 17 lavora in fabbrica e a 20 è arruolato in marina; si dedica al cinema completamente da autodidatta e realizza opere di una straordinaria bellezza, in barba a tutte le scuole di cinema o quant’ altro, facendoci vedere quanto conti l’ ispirazione per poter stare dietro ad una macchina da presa. Tornando al film, raggiunge livelli di poesia assoluta, nell’ inverno il protagonista conosce la vita e la morte, in estate l’ amore, in autunno l’ espiazione e in inverno risorgerà in mezzo al ghiaccio per poter tutto di nuovo ricominciare. Un significato fortemente simbolico pervade l’ opera, non solo nelle stagioni, ma si guardi anche le porte (forse allusione alla rettitudine, alla via da seguire), ma anche i serpenti ecc. La fotografia è esaltata dalla bellissima luce naturale che pervade tutto e rende spirituale la casa nel lago in mezzo al bosco, elementi astratti come il ritmo, la purezza, il colore, la religione, diventano concreti in un film come questo che coglie sulla propria tela la sospensione dell’ attimo di un’ opera impressionista. Kim-Ki-Duk (che nel film recita il ruolo dell’ ultimo monaco) afferma che ogni sua opera è uno “scritto” autobiografico e che ogni suo film è una sequenza del suo progetto. Che dire? Vedere per credere.

Consigliatissimo anche il suo ultimo film, “Ferro 3”.

0 commenti: