domenica 20 novembre 2005

Police Beat

2006, di Robinson Devor

Sette giorni e sette notti nella vita di Z, poliziotto afroamericano di Seattle. Svolge il suo lavoro pedalando in bicicletta e illustrandoci una variegata realtà urbana, che spazia dagli omicidi alle scomparse di gatto. E’ un buon poliziotto, non si tira mai indietro davanti al dovere, tuttavia il pensiero costante durante le giornate, è per la propria ragazza, partita in campeggio con un altro, l’ lasciando così, il povero Z.
Nel Torino Film Festival 2005, “Police Beat” è stato premiato con il premio speciale della giuria, a mio parere meritatissimo. Quel che il regista Robinson Devor fa, è raccontere con un occhio insolito il crimine, così distante da qualsiasi poliziesco o giallo che sia, ma al tempo stesso con ironia, crudezza e soprattutto normalità, basandosi realmente sui rapporti giornalieri della polizia di Seattle. Prima di tutto vorrei porre l’ accento sul personaggio: un omone nero, che affronta la dura e folle realtà di una metropoli, non cavalcando una moto o guidando una automobile a sirene spiegate, bensì pedalando con una semplicissima montain-bike e ossessionandoci con i suoi pensieri. Z il poliziotto, soccorre una tossica, recupera il gatto di una vecchietta, o scopre un cadavere, pensando sempre e comunque alla sua ragazza, alle loro diversità, a quanto stavano bene insieme o alle sue possibili colpe per la fine del loro rapporto; il tutto alternato a delle sequenze assolate che mostrano la sua fidanzata in campeggio e impegnata a tradirlo. Il protagonista non è distante da tutti noi, il suo mestiere non è celebrato come sarebbe successo in qualsiasi altro film, è al contrario una persona normalissima, ingabbiata in un lavoro alienante. Sorprendente anche il metodo di narrazione, nei suoi pensieri Z utilizza la sua lingua madre africana, nonostante il film sia americano, forse per sottolineare lo straniamento e la profonda diversità dalla lucida pazzia che ha intorno. Ed è così che noi ci affezioniamo poco a poco al personaggio, alla sua visione fuori posto, comico nel suo procedere pedalando, ma così semplice nel pensare, e ci innamoriamo anche di questi 80 preziosi minuti di pellicola, così sciolti nel mostrarci una pazzia urbana alla “Taxi Driver”, con il pregio di Z, il poliziotto che non vorrebbe fare il poliziotto, ma solamente stare con la sua ragazza.

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