domenica 13 novembre 2005

Patti Smith

Autore: Matteo Braddock

la Saffo delle periferie newyorkesi

Qualunque amante del rock non può non imbattersi nella figura mistica, quasi religiosa, di Patti Smith. Originaria di Chicago, si trasferisce molto giovane nella ammaliante metropoli di New York; qui vive con pochi dollari al giorno, dormendo in metropolitana, lungo le strade, nei parchi e frequentando l’ambiente dell’ underground. Queste informazioni sulla sua vita non hanno un carattere semplicemente nozionistico: sono tutti elementi, esperienze che avranno una grande influenza sulla sua formazione artistica. Rimarranno sempre presenti in Patti Smith e nella sua musica questi tratti, che facevano di lei un’ ombra delle notti newyorkesi. La sua è un’ esistenza turbolenta, dominata dalla droga, da intrighi sessuali (basti pensare alla relazione a tre con Allen Lenier, membro dei Blue Oyster Cult, e Tom Verlaine, leader dei Television), e da grandi dolori personali. come la precoce morte del compagno Fred “Sonic” Smith. Tutto ciò contribuisce a creare, modificare, complicare un’ anima già di per sé multiforme. Tre sono i capolavori di Patti Smith: Horses, Radio Ethiopia e Easter. Horses, il primo pubblicato, è un disco penetrante, viscerale e dissacrante. Pur essendo l’ album meno rock, è probabilmente il più originale; spigoloso e intenso, è dominato da una forte rabbia, evocata in modo magistrale dalla Poetessa Maledetta. Radio Ethiopia è il secondo grande lavoro: si uniscono i due volti di Patti Smith, quello selvaggio e punk e quello più poetico e solenne, rappresentati perfettamente da due canzoni, “Ask the angels” e “Pissing in a river”. Non si può poi non citare il meraviglioso Easter, disco trascinato da “Because The night”. Romantica, magnetica e dalle atmosfere cupe, questa canzone proietta nella nostra mente l’immagine di due amanti, che in una notte di periferia si rincorrono, si prendono, si spogliano e uniscono i loro corpi, affidandosi l’ uno all’ altro e affidandosi alla notte stessa. Patti Smith è dunque un’artista che non si può descrivere con un solo aggettivo, e il suo grande fascino sta proprio in questo: avere un’ anima dalla mille facce e dai mille colori. Da un lato, con i suoi ululati e la sua voce rabbiosa, incarna perfettamente il ruolo di bestia selvaggia, che combatte per non lasciarsi catturare. Dall’ altro invece assume sembianze più sacrali e solenni, entrando nelle vesti di poetessa e vivace pensatrice politica. Patti Smith, oltre ad essere una grande interprete, è anche un’ abile scrittrice: i suoi testi sono vere e proprie poesie e giocano un ruolo centrale, pur non andando mai a limitare l’ elemento musicale, ma anzi permettendo ad esso di estendersi con maggior vigore ed efficacia. Segno, questo, che riflette il grande senso di libertà che aleggia intorno alla cantante americana.

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