venerdì 11 novembre 2005

Morte malinconica del bambino ostrica e altre storie

Tim Burton è uno dei pochi registi subitamente identificabili sullo schermo, per la personalissima creatività che scorre in tutti i suoi film e che delinea un mondo immaginario e fantastico. Raccoglie un ottimo successo più o meno costante di critica e pubblico, dai tempi di “Nightmare Before Christmas”, fino agli ultimi film come la “Fabbrica di Cioccolato” o la “Sposa Cadavere” (recensioni presenti in 4rum) usciti recentemente nelle sale. Ecco allora che un libricino come “Morte malinconica del bambino ostrica e altre storie” appare interessantissimo per tutti gli appassionati del regista, ma anche per chi voglia assaggiare un pochettino il suo dolce ma crudelissimo mondo, per chi voglia entrare direttamente nella sua fantasia. 23 storielle ci aprono le porte al panteon immaginario del signor Tim Burton, che affonda le sue radici in dei misfatti infantili, in storie crudeli di bambini disadattati e diversi, incompresi in un mondo da loro così lontano. C’ è il bambino ostrica, il bambino con i chiodi negli occhi, il bambino tossico, il supereroe supermacchia o la bambina vudù. Sono storie indipendenti tra loro, raccontate in rima con una nerissima ironia e illustrate dallo stesso autore, superbamente tradotte nella versione italiana da Nico Orengo, che nella prefazione del libro le definisce così: -“Sono figure struggenti, disegnate con grafite e parole in neogotico, piccoli E.T. spaesati e fiabeschi che emanano ad ogni parola, ad ogni gesto un alone di meraviglioso, di incantesimo, subito frustrato dagli adulti, genitori, medici o “normali” che siano”-. Delle fragili figurette disegnate con un tratto rigido e appena essenziale a delineare se stesso, così tremante per quei “diversi”. Ma come ho detto il libro è la poetica stessa di Burton, e come non fare allora a non notare la somiglianza dello strambo Edward Mani di Forbice, con uno a caso dei bambini delle storie? O non e forse Jack Skeleton, uguale al ragazzo stecco? O ancora, non era il mondo dei viventi nella “Sposa Cadavere” così triste e grigio come quello dei “normali” del libro? I parallelismi sorgono spontanei perché pochi autori riescono a essere così costanti, nel bene e nel male, come lo è Tim Burton con il suo pensiero “dell’ eccezione nell’ eccezionale”; il surreale che piomba nel quotidiano: gli esseri più mostruosi o diversi sono sempre i migliori, perché i soli capaci di sconfiggere la mediocrità. per Einaudi tascabili stile libero

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