venerdì 25 novembre 2005

Melissa P.

Autore: Barone Birra

Regia: Luca Guadagnino

Attori: Maria Valverde (Melissa), Primo Reggiani (Daniele), Nilo Mur ( Marco)
Fotografia: Mario Amura
Montaggio: Walter Fasano

“Melissa P.” è un film brutto, vagamente simile ad una sottospecie di “Tre metri sopra il cielo” diretto da Tinto Brass. Ma del buon vecchio Tinto c’è veramente ben poco: i tanto preannunciati scandali si riducono a qualche seno scoperto o qualche natica esibita in un amplesso; le tanto temute scene pruriginose si materializzano poi in qualche montaggio alla “guarda caro spettatore, ti lascio intendere con una bella sfumatura dell’immagine che lei sta praticando una fellatio a lui”, capace solo di sollevare lo sghignazzo delle quattordicenni sciaquine dell’ultima fila di posti. La sedicenne Melissa, stanca di essere presa in giro da avvenenti piacioni di lei poco più grandi, decide di ribellarsi a questo sistema maschilista ed opprimente, iniziando la sua crociata contro il sesso forte a colpi di pompini e scopate. Dopo una escalation di rapporti occasionali, la giovane Giovanna D’Arco dal clitoride facile capisce finalmente (e scusate il luogo comune, ma è inevitabile in un film come questo) che non tutti gli uomini sono uguali. Attorno a Melissa gravitano figure familiari che definire stereotipi triti e ritriti è l’eufemismo dell’anno: un padre sempre assente per motivi di lavoro e che comunque lei adora; una madre che non riesce a capirla, nonostante gli immani sforzi della genitrice; una nonna che si intende alla perfezione con la nipote, e da quest’ultima viene venerata. I 100 colpi di spazzola dovrebbero essere il modo attraverso cui l’adolescente si purifica dalle macchie sulla coscienza dovute alle sue peripezie erotiche; quello che dovrebbe essere l’unico elemento di fantasia (fabiesca) in una serie di eventi verosimilmente seri (?), risulta alla fine essere il solo elemento minimamente piacevole dell’intero plot. Sempre in bilico tra la solita menata sui problemi degli adolescenti di oggi e la più classica pellicola erotica di serie z, “Melissa P.” si dimena in una piatta agonia di due ore, all’interno delle quali assistiamo ad un tourbillon di soluzioni di regia davvero sgraziate, tra cui spicca l’uso (chirurgicamente fine a se stesso) di improvvise zoomate incomprensibili. Emblematica della caratura culturale della pellicola è sicuramente una delle sequenze di chiusura, che sembra ripresa da una qualsiasi pubblicità di un profumo di Calvin Klein o Armani. Nel cast, composto da “attori” (leggi “cani”) semisconosciuti spicca però incontrastata la figura di Elio Germano, giovane astro nascente del cinema nostrano, che può vantare nel proprio curriculum la partecipazione, in ruoli di primo piano, a “cult movies” eccelsi come appunto “Melissa P.” o “Che ne sarà di noi”; e pensare che per esempio ad un attore del calibro di Michael Madsen non è concesso apparire in entrambi i “Kill Bill”! Che strano il mondo! Unica attenuante per il sistema cinematografico italiano è quella di non aver dato vita da solo all’obbrobrio di “Melissa P.”, visto che l’ignominiosa creatura per il grande schermo è figlia di una collaborazione italo-spagnola. E questi sarebbero i film-scandalo? Mai sentito parlare di un certo “Lolita”? Meditate, fratelli, meditate…

0 commenti: