martedì 1 novembre 2005

Lisbon Story di Wim Wenders

Autore: Lorenzo Riccò

PREMESSA: la visione di Lisbon Story implica una conoscenza minima di Lisbona, averci qualche ricordo, ma sopratutto immaginarla e idealizzarla per tutta la durata della pellicola. Perché Lisbon Story non è un film, è una dichiarazione d’ amore sulla città; ma anche sul cinema degli esordi, quello della telecamera a manovella e delle immagini mute.

Il protagonista del film è un tecnico del suono, chiamato a Lisbona dal suo amico regista Frederick che sta girando un film in bianco e nero alla vecchia maniera, sulla città. Arrivatoci non riesce a trovarlo, la sua casa è piena di pizze di pellicola, attrezzature del mestiere, bambini che entrano ed escono, ma di lui non vi è traccia. Non gli rimane altro da fare che girare per la città registrando suoni, immergendosi nei colori e nella musica dei bravissimi Madredeus, che per il film recitano e compongono la colonna sonora. Il tecnico gioca il ruolo del turista anticonvenzionale, innamorandosi come il regista della città, del suo fascino triste; guardandola dai miradouro e sentendola nelle strade o da una nave che parte dal porto. E’ un film che parla di se stesso, ricco di spunti su realtà vista e percepita, verità e menzogna; che rendono la seconda parte un po’ prolissa e carica di citazioni (Pessoa ecc.), a scapito della prima metà dove a parlare erano, soprattutto, le bellissime immagini. Buona anche la scelta stilistica, per tutta la durata della storia si alternano sequenze a colori con frammenti in bianco e nero, per rimarcare la contrapposizione sogno/realtà, passato e presente. In questo film leggero ma non troppo, Wenders sembra interrogarsi per bocca di Frederick (sua probabile personificazione), sui problemi stessi che potrebbero affliggere un film così: idealizzazione, anacronismo ecc., trovando risposta nella gioia stessa di fare cinema, nel vivere, come dimostra lo scanzonato finale. Una pellicola che potrebbe ricevere qualche accusa di romanticismo, ma comunque sia, sembra fare chiarezza per un attimo e in chiave ottimistica, sul termine portoghese “saudade”, parola intraducibile nelle altre lingue, che esprime significati di rimpianto, malinconia, amore.

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