martedì 1 novembre 2005

L’Indagine della Carne

Autore: Lorenzo Riccò

DALLA MOSTRA DI LUCIAN FREUD IN LAGUNA

Termina in questi giorni (11/6-30/9) la mostra che il museo Correr a Venezia dedica a Lucien Freud, nipote del celeberrimo psicologo nonché massimo pittore inglese vivente. La retrospettiva, con ben 90 opere, offre una panoramica sulla pluridecennale attività dell’ artista. Proprio a Venezia, alla biennale del ’54, Freud ottenne il suo primo grande successo internazionale, rappresentando l’ Inghilterra insieme a Francis Bacon; adesso, dopo più di cinquant’ anni di onorata carriera, i suoi quadri sono battuti all’ asta per svariati milioni. La prima sala compie un balzo temporale, mostrandoci il pittore degli esordi con un quadro come Girl with rose del ’47-’48, dove il suo stile era ancora minuzioso e preciso: la ragazza che stringe il fiore ricorda l’ attenzione per il particolare di un quadro tardo-gotico, ma anche per un senso di deformazione che si farà più acuto nei quadri successivi. Qui gli occhi molto grandi, le mani affusolate, l’ aria insicura, preannunciano solamente gli “scavi” nella carne degli anni a venire. Nel ’54 dedica un piccolo ritratto all’ amico Bacon, compagno di biennale: è forse grazie al suo incontro che la pennellata di Freud inizia a farsi più corposa, più matura, il suo stile ad affermarsi come oggi lo conosciamo. Nel ritratto, la tipologia di raffigurazione preferita dal pittore, utilizza delle prospettive rialzate che schiacciano il modello/a messo in posizione sdraiata sul pavimento (Painter and model, ’86-’87), o ancora in piedi contro il muro, ma comunque senza via di scampo dall’ indagine del pittore, che non risparmia nessuno, neanche se stesso, analizzato nei numerosi autoritratti. Una ricerca della verità ad ogni costo, senza paura di cadere nell’ osceno, come dimostrano le ravvicinate nudità dei suoi modelli; un realismo “acido e sgorbiante”, come è già stato detto anni or sono per la Nuova Oggettività tedesca che utilizzava personaggi caricaturali e colori violenti al fine di una denuncia sociale. Freud invece fa il contrario: una denuncia dell’ individuo, come nell’obeso Benefits supervisor sleeping del ’95. “Tutto è autobiografico e qualunque cosa è un ritratto” afferma il pittore, riuscendo a trasferire soggettività e tono psicologico a un comune lavandino che sputa acqua nel ritratto a lui dedicato, trattandolo sempre cinicamente, come uno dei suoi soggetti umani. Lo stesso sguardo viene riservato al paesaggio, in Wasteground with houses, ’70-’72, un’anonima periferia colma di rifiuti viene raffigurata con l’arma impietosa della verità. Come il suo illustre antenato, Lucien Freud mostra un profondo interesse per la psicologia dei soggetti trattati, rappresentati con distacco e senza sentimentalismi. In un panorama artistico mondiale che tendeva all’ astrattismo o che predicava la “spersonalizzazione” con l’ arte pop, Lucien Freud ha sempre risposto con personale realismo, analizzando con un crudo ritratto l’oggetto umano.

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