venerdì 11 novembre 2005

La frontiera

10,11,12 ottobre 2005 Cinema europeo e giovani Organizzato da: Provincia di Lucca, istruzione e cultura, i.s.a Passaglia, Network Comenius. Coordinatrici dell’evento: Patrizia Favati, Luigia Della Latta

Si è parlato molto del concetto di frontiera durante i tre giorni della “conferenza tematica internazionale” sulla frontiera, alla quale hanno partecipato rappresentanti di diversi paesi (Italia, Francia, Germania, Olanda, Regno Unito, Finlandia, Romania, Spagna); Nel Palazzo Ducale di Lucca, sede della provincia, si sono svolte nell’arco di tre giorni, le conferenze dedicate al linguaggio universale del cinema, finalizzate a: mettere in contatto e sviluppare competenze e senso critico dei giovani, responsabilizzare gli studenti grazie alla produzione di “oggetti” cinematografici, costruire una consapevolezza della diversità e degli aspetti comuni tra studenti di paesi diversi, sensibilizzare le autorità scolastiche per modificare i curricula nell’ambito dell’educazione all’immagine, estendere le modalità di lavoro realizzate dalla rete ad altri attori (scuole,associazioni…) interessati a quest’ambito tematico. La frontiera ha assunto vari significati, durante le ore passate nelle sontuose stanze del palazzo della provincia: una linea di confine da interpretare, da abbattere o da analizzare, un traguardo da raggiungere annullando, come Chaplin faceva lanciando un pezzo di formaggio aldilà di una trincea, il confine stesso; ma soprattutto la volontà di abbattere le barriere che tengono distanti i giovani di popolazioni diverse attraverso un linguaggio che si può capire a prescindere dalla propria nazionalità e cultura. Ad aprire le “danze”, l’affascinante intervento del professor Iacono, intitolato, “Da un mondo all’altro, spettatore attraverso una finestra”. Partendo da una semplice ma allo stesso tempo complessa metafora: la finestra come occhio umano da una parte e schermo televisivo, cinematografico dall’altra; Iacono ha analizzato questo concetto sotto molteplici punti di vista, quello dell’uomo come osservatore che può stare all’interno o all’esterno della finestra ma in ogni caso non potrà né percepire né trasmettere la realtà delle cose non essendo neutrale, perché parte di un contesto. In definitiva il confine come mezzo di comunicazione e non di separazione, concetto fondamentale secondo Iacono, che spiega: “mentre noi guardiamo il quadro, il quadro guarda noi, non come la TV, solo così si può arrivare ad un livello di comunicazione democratica”. Il successivo intervento di Piera Hermann “Cinema e formazione interculturale a scuola”, più palpabile e meno filosofico, ha introdotto il tema centrale della conferenza: l’insegnamento del linguaggio cinematografico ai giovani come antidoto della televisione e della provincializzazione; quindi un mezzo che permetta l’allargamento del respiro culturale per le nuove generazioni. Mauro Lupone ha poi introdotto il tema del “confine tra suono e immagine”. Partendo da considerazioni molto elementari a causa dei numerosi profani, ha descritto con chirurgica precisione la natura del suono e di come noi lo percepiamo; in seguito, citando alcuni film (Die Hard, Mon Oncle, Toro Scatenato, Blade Runner, Alien) l’intervento è approdato al capitolo più importante, cioè l’esperienza audiovisiva e in definitiva la morfologia dei suoni di sintesi come insegnamento. La questione ha sollevato parecchio entusiasmo e allo stesso tempo perplessità per l-insegnamento di quella disciplina nelle scuole perché, come sottolineava Piera Hermann: “se voglio insegnare la morfologia dei suoni senza il Lupone non posso farlo”. In seguito la conferenza ha raggiunto il suo punto più alto con l’intervento di Bruno Fornara e Leonardo Gandini, i quali servendosi di numerosi spezzoni di celebri film, hanno esplorato “Il cinema dei confini e i confini del cinema”. Tra i numerosi film citati: Arancia Meccanica con gli occhi di Alex, il perfetto confine tra l’artificiale e il naturale; il confine rappresentato dalla trincea di Orizzonti di Gloria; il confine inesistente ma invalicabile dell’Angelo Sterminatore; la comicità di Charlie Chaplin e Buster Keaton, la quale non ha confini, ma ancora, Truman Show, Zelig, La Rosa Purpurea del Cairo, La Vedova Allegra. “L’argomento del confine - aggiunge Gandini – può servire ad intavolare l’insegnamento del linguaggio cinematografico nelle scuole”. Nell’ultimo giorno del ciclo di conferenze, il tono degli interventi si è concentrato sui docenti, ai quali sono stati proposti progetti già sperimentati in Ialia, rivolti a casi specifici di insegnamento; tra i quali: “ fare video a scuola” di Gerd Hokner e Roberto Ciuffetelli “come far funzionare un video workshop” di Franka Stas, “un laboratorio di pace” di Roberto Davide Papini, “andare per festival” di Thomas Martinelli, Salla Vitikainen e Marie Guèho, “il cinema nella scuola primaria” di Pierre Chaze, “e per cast tutti gli alunni” di Piero Dario Marzi, “la videobiografia” di Carmine Parrella e “il cinema di animazione” di Luca De Crescenzo. Tra tutti è spiccato l’intervento del professor Alessio Peroni dell’Istituto Superiore Artistico A. Passaglia, “la recensione”. Oltre ad esplicare le modalità per formare i ragazzi sulla recensione, Peroni ha esortato i docenti presenti a far sviluppare nei giovani senso critico non solo nell’ambito cinematografico, dato che ritiene sbagliato l’uso del cinema che talvolta viene fatto nelle scuole , che deviano dall’insegnamento di un linguaggio, al pari della letteratura, usando i film come momento di evasione nelle ore di buco, e non come strumento di lavoro.

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