martedì 1 novembre 2005

La Banda dei Brocchi, Jonathan Coe

Autore: Pietro Ortolani - ViceDirettore Esecutivo di 4rum.it

Nella Birmingham degli anni ’70, attraversata da fermenti di novità e scontri sindacali, quattro adolescenti attraversano le tortuose esperienze dell’adolescenza, tra rivelazioni musicali, lotte politiche, folgorazioni amorose e, soprattutto, profonde amicizie. Sintetizzato in un paio di righe, sembrerebbe il soggetto di un telefilm insulso, ma non lasciatevi ingannare: La banda dei brocchi è davvero un gran bel libro, che innamora fin dalle prime pagine. Ciò che immediatamente balza agli occhi è la maestria con cui Coe riesce ad amalgamare tra loro elementi in apparenza assai distanti: citazioni “alte” e rock di nicchia, dinamiche sociali e sentimenti intimi, finzione narrativa e contesto storico reale. Nonostante l’andamento corale di ampio respiro, Coe sa penetrare nella psicologia di ogni personaggio con enorme acutezza: non ci sono stereotipi né scorciatoie, ma solo sincerità e talento. La commistione avviene anche sul piano del linguaggio: l’autore alterna vari registri (monologo interiore, dialogo teatrale, recensione musicale, racconto breve e addirittura dizionario) dimostrando una padronanza della lingua notevolissima, che non sconfina mai nel virtuosismo sterile. Vi è mai capitato, al termine di una lettura, di sentire una vaga nostalgia di un certo personaggio? Probabilmente vi capiterà con i quattro protagonisti di questa storia, intorno ai quali ruota una nutrita galleria di altre ben delineate figure. C’è un’unica grave controindicazione: se siete aspiranti scrittori, durante la lettura potreste essere colti da un vertiginoso, incontrollabile attacco d’invidia. Commovente, innovativo, profondo e molto, molto divertente: consigliato a chi ama i romanzi di qualità.

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