mercoledì 2 novembre 2005

Il "Trittico delle delizie" di Bosch

Autore: Lorenzo Riccò

(1503-04) Visioni dell’ altro mondo

Frutti proibiti enormi e putrescenti, orgie di piacere, volatili giganti, forme antropomorfe, figure falliche e torturatori. Tutti questi aggettivi sono il “Trittico delle Delizie” di Hieronymus Bosch, pittore nordeuropeo della seconda metà del XV secolo. Spesso accusato di credere in dottrine eretiche o di praticare la stregoneria, Bosch riflette tutte le paure, le ansie che un medioevo ormai agli sgoccioli scaricava sulle spalle degli abitanti di povere cittadine come ‘s Hertogenbosh, dove visse l’ artista. Il “Trittico delle Delizie” è prima di tutto una sfida per gli occhi: ammassi di figure umane e non, intente a fare le cose più impensabili e indecifrabili, raffigurate con un naturalismo minuzioso che trasforma in reale anche le pene dell’ inferno. Ma andiamo per ordine, l’ opera è composta da tre parti, illustra in quella di sinistra il paradiso, dai colori stranamente spenti, con Adamo ed Eva, Cristo ed una fontana, capolavoro di bizzaria dalla quale sgorga il fiume dell’ Eden. Poi c’ è il pannello centrale. E’ meraviglioso. Un turbinio di persone nude che escono da mele giganti, dentro bolle di vetro, una caotica corte dei piaceri senza il proprio re; gli uomini della terra per Bosch, sono inanimati e indaffarati solamente a commettere peccati. Sullo sfondo della parte centrale, castelli/fiore che sfidano le leggi della gravità. Il pannello di destra rappresenta l’ inferno, con figure che vengono schiacciate da enormi strumenti musicali, simbolo di piacere e libidine, o ancora un uomo albero che contiene delle ancor più strane figure; per finire con una creatura-uccello-disgustosa, con un cappello a forma di pentola e stivali a brocca di vino che divora le sue vittime umane, defecandole in un tino in cui fluttuano le vittime precedenti, mentre un peccatore vomita sangue e un altro defeca soldi! Gli aggettivi si sprecano e non reggono il passo della fantasia del pittore, ma il suo messaggio è chiaro, come raffigura anche in altri quadri come il “Mendicante” : l’ uomo è un peccatore, i peccati sono ovunque, solo la retta via potrà salvarlo dall’ inferno. Le visioni che il pittore ci restituisce con la minuziosità della pittura fiamminga, sono anomale rispetto agli altri quadri dell’ epoca e sembrano anticipare di diversi secoli il Surrealismo. Sembra usare il metodo “paranoico-critico” di Dalì, raffigurare incubi e visioni ed avere la stessa fissa per i volatili come presenza simbolica che avrà Ernst. Mi piace pensare Bosch non come un eretico (era iscritto a un ordine religioso), ma come il risultato figurativo della “fede della paura” che la chiesa praticò sul fedele per tutto il medioevo, terrorizzandolo con demoni di pietra sulle chiese o con diavoli pronti a scendere in terra al primo peccato. Ma il “Trittico delle Delizie” non è un quadro datato, prima di tutto ha un fascino che travalica il tempo e forse con un po’ di fantasia e adattamento moderno, assomiglia a uno schermo televisivo che manda in onda tutto il trash, tutte le pubblicità, e tutti i peccatori, ecco allora che le figure nude del pannello centrale sono Maurizio Costanzo dentro un enorme pesce, i politici escono dalle mele marcie, le veline fanno le orgie. Il “Trittico delle Delizie” è un atto di accusa di Bosch contro la società del suo tempo, un po’ come quando noi puntiamo il dito contro il televisore. E vogliamo maledirli. Ed è diverdente.

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