giovedì 17 novembre 2005

Il grande Gatsby

Scrivere poche righe sommarie su quello che viene da molti considerato il maggiore romanzo americano del Novecento è, con ogni probabilità, un’operazione pretestuosa e ridicola. Lo scopo di questo pezzo, tuttavia, è semplicemente quello di invogliare alla lettura del Grande Gatsby chi, magari perché molto giovane, ancora non l’avesse fatto. Nessuna velleità critica, dunque: si tratta solo di un piccolo invito, da lettore a lettore, che (come sanno coloro che già conoscono il romanzo) varrà la pena di accettare. Jay Gatsby abita in una splendida villa di Long Island, è ricchissimo ma il suo passato è pieno di ombre. Quando Gatsby era ancora giovane e povero, si era innamorato della bella e raffinata Daisy, ma il loro amore era stato soffocato dalla differenza di classe sociale. Adesso, anni dopo, Jay può comprare qualsiasi cosa, ma tutte le ricchezze che ha accumulato non sembrano poter lenire la sua tristezza: egli è ancora innamorato di Daisy, che si è sposata con il rude Tom Buchanan e vive dall’altra parte della baia. Gatsby prova a recuperare il grande amore della sua vita con ogni mezzo e con l’aiuto di Nick, cugino di Daisy e narratore del romanzo; scoprirà che il passato non si può ripetere, pagando un prezzo altissimo, in un crescendo di tensione sotterranea che esploderà drammaticamente. La storia, non è difficile capirlo, è vecchia quanto il mondo: l’amore infelice è un tema che innerva tutta la storia della letteratura, da Saffo a Dante a Shakespeare. E forse è proprio questo il motivo dell’enorme popolarità del Grande Gatsby, romanzo accessibile a moltissimi livelli di lettura e considerato perciò, per molto tempo, un’opera “commerciale”. In realtà, a modesto parere di chi scrive, c’è qualcosa che differenzia profondamente questo libro dal modello del cosiddetto “romanzo d’amore”: l’elemento della critica sociale. Non fatevi ingannare dal patinatissimo, sdolcinato film con Robert Redford: a tratti, Il Grande Gatsby è permeato di un tono, per così dire, satirico: quale tristezza e quante meschinità si celano dietro quelle feste infinite, quelle corse in macchina, quelle furiose ubriacature! C’è ben più di un’oleografia degli anni ruggenti: c’è il ritratto, calmo e disincantato, del lato oscuro del sogno americano. Che cosa rende Il Grande Gatsby davvero unico? Indubbiamente, è la scrittura di Fitzgerald a fare la differenza: leggero, acutissimo, preciso ma mai puntiglioso, semplicemente perfetto. All’inizio del romanzo c’è una descrizione della villa di Tom e Daisy (in particolare, delle tende e della luce che entra nella stanza): quella pagina, da sola, vale ampiamente il prezzo del volume e rappresenta un’espressione di talento di commovente purezza (gli unici paragoni che mi vengono in mente sono la “Madonna del Parto” di Piero della Francesca e “The man I love” cantata da Billie Holiday). Badate bene, non sto esagerando: questo è un libro che potrebbe seriamente cambiare il vostro modo di guardare le cose del mondo. C’è una certa porzione della critica che ritiene Il grande Gatsby un romanzo sostanzialmente sopravvalutato, che deve il suo successo alla semplicità della storia d’amore. E invece, proprio qui sta una delle sue grandezze: affascina il lettore raffinato, ma, allo stesso tempo, commuove quello incolto (come il sottoscritto) più di qualsiasi soap opera. E’ insomma, già pienamente “pop”, e proprio per questo splendidamente americano. E, che vi piaccia o no, è esattamente questa l’attitudine che più di qualsiasi altra, oggi, informa la nostra cultura.

1 commenti:

bagninobranda ha detto...

Questo libro parla praticamente di uno sfigato (Nick Carraway) che racconta la storia pallosa di un ricco uomo, di un carattere totalmente anonimo, (Gatsby) di cui figura viene ingigantita solo per la sua misteriosità (già tutti i mafiosi sono misteriosi a modo loro, non vengono mica a dirti quanta gente hanno ammazzato per ottenere il successo che hanno...) e della sua ex ragazza, una gallinella snob, pure lei senza nessun carattere particolare che possa renderla affascinante e del suo marito gelosone, il tipico bullo del tipo "non provare a toccare la mia ragazza altrimenti ti spiezzo in due". Insomma un libro che non si capisce come abbia ottenuto tanto successo. Forse per la sua superficialità. Storia superficiale per gente sempliciotta. Sembrerebbe la pessima copia del Ritratto di Dorian Gray. Sconsigliatissimo.